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The Verve
Urban Hymns
1997
Hut/Virgin
di Fabrizio Biffi
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Era un bel po’ di tempo che non mi incantavo alla televisione con gli occhi sbarrati sui video in rotazione in attesa che arrivasse il mio turno. “Bitter Sweet Symphony” mi ha catturato sin dal primo ascolto e ancora di più dopo aver seguito per la prima volta il pur banale video. Saranno i violini messi al posto giusto o sarà l’effetto subliminale dei Rolling Stones, ma su questo “Urban Hymns” sono fazioso e se verrà consacrato tra i miglior album rock dell’anno, sarà anche merito della protervia emaciata del suo hit singer: Richard Ashcroft. I Verve non hanno avuto vita facile né un successo immediato (cosa che capita a pochi fortunati). A Northern Soul, il loro penultimo album, è lontano mille miglia dal successore. Non dimentichiamoci che Ashcroft, in quell’occasione ha deciso (quasi unilateralmente) di dividere il gruppo anche se nessuno dubitava che i Verve sarebbero tornati. Con questi inni urbani bisogna ammettere che sono state confezionate una raccolta di canzoni di altissimo livello: Come The Drugs Don’t Work, Sonnet, Space and Time, One Day, solo per citare alcuni titoli. Urban Hymns è una ottima sintesi di pop e di rock allo stato essenziale, senza eccessivi ottimismi e senza troppi manierismi. Chi vuole mettere i Verve nel calderone del Brit Pop sta prendendo un grosso abbaglio. Ashcroft e compagni passeggiano per New York senza guardare in faccia a nessuno.
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01/02/2002 -
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