|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Brakes
Give Blood
2005
Rough Trade
di Stefano De Stefano
|
|
Ventotto minuti di disco, sedici tracce. Cos’è, punk? Anche ma non solo. Essenzialmente è uno scherzo che hanno voluto farci un po’ di gente che milita nella scena indie britannica, e mi riferisco con questo ad alcuni componenti di British Sea Power, Electric Soft Parade e Tenderfoot. Tutti appartenenti alla scena di Brighton, tutti amici che si incontrano al pub e scherzano. Che nel 2002 si mettono in testa di formare un supergruppo e di sfidare le leggi del mercato e del genere facendosi pubblicare questo disco di debutto dalla Rough Trade, un’etichetta senza pregiudizi che spesso ama osare. Il risultato è questo disco di debutto registrato durante le pause delle attività delle rispettive band; un disco che va preso per quello che è, vale a dire uno sfizio, un momento per cazzeggiare musicalmente, uno spunto per sperimentare qualcosa di diverso: e infatti quello che ne esce fuori è abbastanza lontano dalla scena indie inglese, salvo alcune eccezioni. La sensazione è quella di ascoltare una musica che si rifà essenzialmente al filone del country-rock e del punk-rock californiano; la traccia di apertura “Ring A Ding Ding” sembra un pezzo di un Jesse Malin o di un Ryan Adams mezzo ubriaco e la successiva “NY Pie” è un altro country rock che conferma la sensazione generale. I Brakes hanno voglia di giocare con i generi, di suonare i pezzi così come vengono e di prendersi anche lo sfizio di registrare ardite tracce di qualche secondo appena (“Cheney” è una caustica richiesta al politico statunitense di smettere di fare il cazzone, così come “Comma Comma Comma Full Stop” è una sfuriata punk di dieci secondi – come avere giusto il tempo di urlare il titolo). Di fatto in questo disco c’è un certo punk rock di ispirazione più americana che inglese e un’attitudine alternative che emerge in diversi episodi: d’altra parte che senso avrebbe avuto avere un progetto parallelo per riproporre le stesse cose dei rispettivi gruppi originali? Ecco quindi il simpatico minestrone che ne esce fuori, delirio punk (“Pick Up The Phone”, trenta secondi appena, o “I Can’t Stand To Stand Beside You”, forse l’unico pezzo suonato con un piglio molto indie), andamento country-rock (la cover del classico “Jackson”, cantato oltretutto anche da Johnny Cash, o per esempio la cover di “Sometimes Always” dei Jesus And Mary Chain) e punte di genialità come nel pezzo “All Night Disco Party”. Un pezzo che chiaramente irride questo nuovo giro modaiolo fatto di chitarre e bassi pulsanti uniti a un’attitudine disco: il risultato è qualcosa che richiama i Franz Ferdinand o, andando più indietro ancora, i Clash più trash (perdono per il triste gioco di parole). Insomma Give Blood è un disco da approcciare senza aspettarsi la nuova promessa dell’indie rock britannico perché qui ci si vuole divertire e basta. Si vuole andare volutamente fuori dai generi. E allora messe da parte le aspettative e i pregiudizi per questi frammenti punk e queste brevi canzoni più americane che inglesi nel genere resta solo da divertirsi appresso a questi dissacratori, senza stare lì a chiedersi troppo il perché di questo e quello.
|
|
10/01/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|