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Usciti a pochi mesi di distanza uno dall’altro i due nuovi dischi dei S.O.A.D. non fanno altro che confermare tutto quello che di buono si diceva su questo gruppo armeno, che anche questa volta non rinuncia alle proprie soluzioni armoniche, tutte improntate ad un “alternative metal” furibondo e furente, intento a lanciare sassate sonore contro ogni falsità e ipocrisia, contro le guerre e contro il perbenismo dilagante. I System Of A Down questa volta si avvalgono della produzione geniale ed attenta di Rick Rubin, uno che mastica questo genere di cose come fosse pane quotidiano. Cominciamo pure da “Mezmerize” che in inglese significa “ ricorrere ad un magnetismo naturale per creare incanto”. Si tratta di un album fragoroso e ribelle, ma anche pregno di significati. La musica oltranzista dei S.O.A.D. non si scaglia mica contro i mulini a vento di Chisciottiana memoria, ma da “Soldier Side” in avanti ha come obiettivo l’America di George W. Bush, che manda i suoi figli ad uccidere e a morire in Iraq. Proseguendo nell’ascolto dei singoli brani ci accorgiamo che “B.Y.O.B.”, “Revenga” e “Cigaro” sono caricate a pallettoni, come i fucili di una volta, ma esprimono modalità di furore del tutto moderne. “Radio/ Video” è il brano più bello del disco, quello che meglio ritrae le anime diverse della band e che si compone di una “intro” delicata ed acustica, subito contraddetta però da un fragore metallico inusitato, e poi di nuovo impreziosita da un “refrain” armonioso ed andante di origine etnica, tratto da un canto tradizionale armeno. C’è di che impazzire all’ascolto! Le note salgono e scendono a velocità folle! “This Cocaine Makes Me Feel Like I’m On This Song”, per esempio, è un brano decisamente schizoide (impossibile pensare ad altro considerato il titolo!) che scorre via intarsiato da sferzate metalliche volutamente ossessive e irritanti. Le grida altisonanti di “Violent Pornography” sono invece una denuncia che non concede via di fuga ai mercanti del sesso, e quelle chitarre equivalgono ad altrettante frustate sulla schiena dei malcapitati colpevoli. “Question!” e “Sad Statue” mettono in luce la predisposizione metallica della band, incalzante e furente come non mai, epica e inattaccabile, alla ricerca della verità delle cose. “Old School Hollywood” ovvero come far tremare le pareti di casa, scosse oscillatorie e sommovimenti tellurici vari, che precedono un altro momento forte dell’album, sempre sul tema Fuck California!, quella “Lost In Hollywood”, ballata bellissima, drammatica ed intensa, un pezzo da brividi. Passiamo ora ad “Hypnotize” che più semplicemente significa ipnotizzare. “Attack” e “Dreaming” sono tanto intense quanto fulminanti, due ballata epiche di ottima fattura con quei cori antichi e solenni che costituiscono ormai l’impronta tipica dei S.O.A.D., mentre “ Hypnotize” la “title track” si avvale di un arpeggio iniziale altamente “ipnotico”, per l’appunto, e si dipana poi intorno ad un’alternanza di toni alti e possenti, delicati e sofferti. “Stealing Society” è feroce ed avvincente, grazie ad una base ritmica talmente incalzante da togliere il respiro, “Tentative” e “U-fig” vanno addirittura oltre e rasentano sonorità “thrash metal”, mentre “Holy Mountains” è una ballata cadenzata, evocativa e possente, che puntualmente poi rilascia grida allucinanti e sofferte. “Vicinity Of Obscenity” non si sottrae a queste dinamiche e mette insieme campanellini folk, vocalizzi da tenore e chitarre dilaniate tipiche dell’hardcore, “She’s Like Heroin”, cantata quasi in falsetto, è spietata ed ironica, “Lonely Day” invece è un lamento antico, un canto sofferto, un inno epocale che si abbatte in modo ineluttabile su di noi, con una pesantezza infinita. Sul finire le chitarre acustiche e la coralità appassionata di una nuova versione di “Soldier Side” chiudono “Hypnotize” proprio nello stesso modo in cui si era aperto “Mezmerize” , questo a significare la valenza circolare ed unitaria dei due dischi che si compenetrano e diventano una sorta di “concept album” unico e maestoso, ancestrale e granitico. Una meraviglia assoluta alla quale potranno accostarsi sia gli appassionati di hard rock e di heavy metal, sia quelli di musica classica e di canti gregoriani, a patto che sappiano prescindere dal rigore canonico dell’obsoleta divisione fra generi musicali. Due album: immancabile uno, imprescindibile l’altro.
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