|
In Germania è già in testa alla classifica di vendite dei dischi, stessa cosa in Austria e in Finlandia, mentre in Svezia, Danimarca e Svizzera è al secondo posto, e nella Repubblica Ceca e in Olanda è al quarto. Mica male per un gruppo di heavy metal come i Rammstein, originari di Berlino, che stanno conoscendo adesso con la pubblicazione di “Rosenrot”, l’ultima loro fatica discografica, il tanto sospirato riconoscimento internazionale. E dire che il nuovo cd è più o meno sulla stessa linea di “Reise Reise”, l’album precedente, se non leggermente al di sotto. Il gusto per i richiami epici e per le sonorità ancestrali e metalliche è rimasto, ma forse i Rammstein sono scesi a patti con il Diavolo, inteso come una certa propensione nei confronti di forme melodiche di facile effetto o già sentite. Ma andiamo per ordine, Rosenrot è il nome svedese di una rara radice artica , chiamata anche la rosa dei ghiacciai, che veniva utilizzata dai Vichinghi per resistere alla fatica e al freddo. La parola Rosenrot fa anche parte di un poema tragico intitolato “Death By Notes” scritto dallo stesso Till Lindemann, il poderoso “vocalist” della band. Riferimenti mitologici e letterari in abbondanza quindi che si combinano a perfezione con l’impatto sonoro teutonico, aulico e oscuro tipico del gruppo. E’ una formula vincente, che di certo lascia il segno. Brani come “Zerstoren” , “Mann Gegen Mann” e “Rosenrot”, il nuovo singolo, fanno venire i brividi, puntano diritto al cuore metallico di chi ascolta, che pulsa, reagisce, si commuove e si innalza fino ad offuscare il mito degli Scorpions! La voce di Till Lindemann sovrasta ogni cosa, sa quando pungere e quando far piangere, “Spring” racconta di un uomo che si sporge sull’orlo di un precipizio per immergersi nel panorama, mentre tutti intorno a lui credono che voglia suicidarsi, ma la timbrica è quanto mai evocativa e struggente, le chitarre di Richard Kruspe e di Paul Landers poi sono pesantissime, e si sente! ”Stirb Nicht Vor Mir”(“Non Morire Prima Di Me”) è una vera sorpresa, una “slow ballad” davvero intensa e fortemente melodica, un piccolo gioiello incastonato nel disco, che vede come “special guest” Sharleen Spitieri, la voce femminile dei Texas. L’unica nota stonata del disco é “ Te Quiero Puta”, un brano cantato interamente in spagnolo, che inserisce una sezione fiati (le trombe messicane dei mariachi) su un tessuto armonico devastato da chitarre heavy metal. Il signor Lindemann voleva osare un po’, rischiare qualcosa, ma il risultato dell’operazione è di un cattivo gusto raccapricciante!
|