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Beck
Sea Change
2002
Geffen Records
di Pierfederico Pernarella
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Voltate le spalle all’edonismo sperimentale e sesso-sensuale di Midnite Vultures, con Sea Change Beck, naufrago d’amore, si aggrappa alla sua chitarra acustica e si lascia trasportare dai flutti malinconici e straniati di un folky-blues implosivo, piegato su stesso, apparentemente dimesso ma profondamente inquieto. Niente più capriole e giravolte, contorsionismi e monellate del Beck amato e più rinomato, ma un passo acustico che, accompagnato in lontananza da sapienti echi elettronici, si prende tutto il tempo necessario per registrare vuoti, pause, indecisioni, silenzi e quanto ancora di imponderabile può generare un improvviso e incolmabile dolore. Già con Mutations Mr. Hansen ci aveva abituati a simili virate. Con Sea Change, tuttavia, il cambiamento di rotta è più radicale. Le dodici canzoni che compongono quest’ultimo album, infatti, sono le pagine di un diario privato scritte “dal fronte”. Quel fronte intimo, sottilissimo e impercettibile, che separa la tempesta dalla quiete, il buio dalla luce, lo sconforto dal desiderio rabbioso di riscatto, la nostalgia dalla speranza: quanto resta di un violento temporale che si al-lontana alle nostre spalle dagli squarci di un cielo terso che ci avverto-no che il sole tornerà a splendere in tutta la sua lucentezza. Noi, soli, ammaccati, bagnati, fradici di pioggia e lagrime, insieme a Beck, aspettiamo; perché segretamente conosciamo il nome di questo nuovo giorno
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01/10/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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