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Sugababes
Angels With Dirty Faces
30/09/2002
Universal Records
di Claudio Biffi
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Nel pop ci sono due tipologie di gruppi femminili, le buone ragazze come The Supremes o le Destini’s Child e le “bad girls” come le TLC e le All Saints. L’aspetto da cattive ragazze si addice proprio alle Sugababes che foderate nei loro corpetti di pelle nera danno la sensazione danno la sensazione di avere le idee chiare su come proporsi. “I don’t need no man/Got my kicks for free”. Affacciatesi sulla scena pop da un paio di anni, Heide Range (19) Keysha Buchanan (17) e Mutya Buena (17) sono letteralmente esplose con due delle più cool ed inattese canzoni dell’anno: “Freak Like Me” che ha aperto la strada cinque mesi fa e “Round Round” che è diventata una delle canzoni dell’estate. Gli altri 12 brani di Angels With Dirty Faces sono ugualmente buoni nel genere pop e mostrano le qualità vocali delle tre, mirate ad un target da club notturno di livello e sullo stile degli anni ’80. A parte le due top-hits, in questo loro secondo lavoro troviamo ballate accattivanti come “Stronger” e “Shape” alternate alla ballabile “Supernatural” che fa un po’ il verso a What About Us di Brandy, “Shape” sembra una cover poco riuscita Shape Of My Heart di Sting con l’aggiunta dei vocalizzi più melliflui che tantrici, mentre “Virgin Sexy” e “Just Don’t Need This” sono due brani che guardano ai Massive Attack e Tricky ne potrebbe andare fiero. A differenza di alcune delle loro colleghe le Sugababes hanno avuto il coraggio di portare questo genere di musica nelle arene con veri strumenti, proponendo un pop-soul discreto e mettendo alla prova le loro qualità vocali, se Angels With Dirty faces può sembrare un disco confezionato per Top of The Pops o per i fan modello boy band bisogna dire che le ragazze non scendono a compromessi nei contenuti dele canzoni, infatti non c’è presenza di amore caramelloso o di autocelebrazioni ma un asincera consapevolezza della realtà, senza troppe paure. Pochi sorrisi nelle loro apparizioni televisive e un atteggiamento discreto le distinguono dalle band dai sorrisi melliflui e i testi di alcuni brani ne sono l’esempio concreto come in “Blue”: “You Think you’re too heavy/trying mess/don’t fuck me/Can’t you see that your games run out?”. Ragazze ribelli dunque!.
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30/09/2002 -
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