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Nasci a Reading, e un po’ il pop ce l’hai nel sangue, con quel po’ po’ di festival che ti suona nelle orecchie ogni benedetta estate. Hai alle spalle una band come i Benson Garage Implosion, che un po’ di pedigree lo fa sempre. Non perdi un’occasione per suonare, dalle feste d’inverno in casa, e finestre aperte per scaldarsi meglio, ai festival estivi, ché rotolarsi sui prati a baciarsi sotto il cielo del Nord fa sempre bene. Così si parla di te, e il tuo primo demo passa di mano in mano per mezza Europa, e finisce che te lo trovi non sai bene perché perfino su una radio serba e a ovest della Groenlandia. Tanto che quando esce il tuo primo singolo, “Here it is”, 2003, ti chiamano a New York e tra quegli spocchiosi coloniali ribelli che ti pensano sempre un po’ frocetto per via dell’accento piaci davvero parecchio, e ti richiamano l’anno dopo. E dai che allora arrivi a sto benedetto primo album, “Seen from space”, 36 minuti e rotti di irruente passione pop, sotto la pelle, lungo i nervi, scosse elettriche che finiscono sulla punta delle dita, dove in qualche modo inizia una chitarra o delle bacchette, e ci metti tutti il tuo Dna inglese, che cazzo se lo sognano altrove, dicano quello che vogliono. E salteranno, balleranno, s’innamoreranno a qualche festa dalle finestre aperte per scaldarsi meglio, mentre il tuo frullato di Beatles primi tempi, Kinks, Jam, Blur periodo “Parklife” gli farà battere il cuore. Tutto ok, e qualcuno mentre si prepara le uova al bacon saltellando e sculettando penserà che la lezione degli Strokes e dei Sonics l’hai imparata pure tu, perché è vero che hai il dono di essere nato in Inghilterra, ma quello che fanno i cugini lo ascolti sempre, perché sai che puoi farlo meglio, o almeno ne sei convinto. Ecco, se sei tutte queste cose, sei uno degli Off the radar. E se mi stai leggendo sai già tutto quello che scrivo di te, e magari sorridi a pensare come i macaroni prenderanno la tua musica, loro che preferiscono da sempre quei bovari dell’Ovest, invece che la fierezza nobile di Oscar Wilde o della working class casette tutte uguali di Liverpool. Magari perché è più facile far le mostre di averlo grosso che avere stile. Ma magari gli piaci. Anzi, ne sei sicuro. Magari questo dischetto tuo te lo comprano, magari ti chiamano a suonare giù da loro e già pensi lotte con gli spaghetti e cappuccino alla fine. Magari, perché no? È questo il rock’n’roll.
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