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Della serie: nulla di nuovo sotto al sole. Un onesto musicista, dopo anni di anonimato, indovina la formula giusta e sforna un capolavoro che vende milioni di copie in tutto il mondo, dandogli fama e denaro a pioggia. A questo punto il sullodato ha due strade: a) andare in pensione e sputtanarsi tutto il denaro guadagnato (e ce ne sarebbe voluto, di tempo!); b) continuare a fare dischi. In tale ultimo caso avrebbe di nuovo avuto due strade: i) cambiare genere ed esplorare nuovi territori, dando così prova di duttilità e versatilità; ii) rifare (o comunque rielaborare) il disco precedente, magari mischiando un po’ le carte. Ecco, per capirci: Moby ha scelto le soluzioni b) e ii). "18" è un bel disco, ben suonato, ben arrangiato e prodotto, ma ha l'unico difettuccio di essere la (gradevole) riproduzione di "Play", che tuttavia conteneva delle canzoni in assoluto più belle – oltre che, per quanto detto, più originali. Stupisce in verità quanto letto da più parti (e dichiarato dallo stesso artista), e cioè che "18" sarebbe una svolta dal punto di vista musicale, in quanto esplorerebbe territori più soul («la sintesi fra Al Green e i Massive attack»). In realtà fin dal primo brano - il primo singolo estratto "We are all made of stars" – riecheggiano chiaramente i suoni e le melodie di "Play". Nulla di male a citarsi, soprattutto quando, da un lato, la qualità finale è comunque buona, dall'altro si è comunque inventato un genere inconfondibile, seppur risultante dalla rielaborazione di cose già sentite. Ecco, forse è proprio questo il punto: la "riconoscibilità", merito e limite del disco e del suo autore. Ciò in cui "18" si differenzia invece da "Play" è un uso più incisivo della voce, utilizzata su tutte le tracce, e la presenza di numerosi ospiti di rilievo (Angie Stone in "Jam for the lady", Sinead O' Connor in "Harbour"), che puntuali arrivano in massa sul carro del vincitore. Da segnalare, infine, "At least we tried", canzone tipicamente "mobiana", di bellezza e intensità fuori dal comune. Per chi non ha "Play" (ma c'è qualcuno, là fuori, che non ha "Play"?), o per chi lo ha consumato sul lettore c.d. e vuole riascoltarlo avendo l'illusione di ascoltare qualcosa di diverso.
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