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Gli Archive sono un classico esempio di come si possa produrre musica eccellente rimanendo tuttavia al di fuori dei percorsi obbligati e del tam tam mediatico che di solito accompagna l’esordio dei nuovi gruppi. Il loro primo album Londinium, datato 1997, è passato quasi del tutto inosservato agli occhi della stampa specialistica, pur contenendo in sé tutti gli ingredienti distintivi di un lavoro ben fatto, musicalmente maturo ed espressivamente innovativo. Gli Archive nascono come progetto trip hop agli inizi degli annni ’90, per merito di Darius Keeler e Danny Griffiths, due originali musicisti inglesi che realizzano, per l’etichetta autogestita Swam, alcuni singles di interesse sotto il nome di Geneside II, tramutato in Archive soltanto nel 1994. Il debutto di Londinium non sfugge comunque ai critici più acuti, che lo collocano non senza ragione, a metà strada fra i Portishead ed i Pink Floyd di “The Wall”. Cosa che corrisponde in parte al vero e che contraddistingue in larga misura anche la loro produzione successiva. In realtà, da una più attenta rilettura, gli Archive esibiscono un vasto repertorio di stili ed influenze, spesso sconfinanti in atmosfere dark, da film “noir”. Non si discosta da questa direttrice il loro ultimo lavoro: You all look the same to me. Esso ci regala momenti di grandiosa solitudine, suspance e raccoglimento interiore. Il respiro ampio eppure cupo dei brani, il sound confezionato attraverso sequenze di collages sonori dilatati, il suono sinistro del violino, i ritmi penetranti e pulsanti di Rosko, il rapper della band, gli effetti elettronici che sfociano in un reiterato rumore di sottofondo che a sua volta sospende le note nello spazio, la voce incandescente di Roya, la cantante iraniana che dai tempi di Londinium profonde di magiche emozioni la musica del gruppo, i testi gravidi di immaginazione, le ambientazioni aliene, l’ansia ovattata e subdola, e ancora lo stile eclettico, che molti, a dispetto dell’originalità, hanno voluto etichettare come trip hop, rendono la musica degli Archive unica nel suo genere e nondimeno accattivante. Londinium è stato definito un “capolavoro quasi gotico”: You all look the same to me si inserisce sulla stessa lunghezza d’onda, anzi approfondisce spunti e tematiche rimaste inespresse, perfeziona sonorità ed arrangiamenti, impreziosisce l’architettura complessiva del progetto musicale, che si colora adesso di emozioni arcane. Il futuro incombe all’orizzonte, denso di preoccupazioni ed oscuri presagi, nubi, foschie, disillusioni. La musica ne segue le prospettive incerte e la risposta sembra essere quasi un disincantato lamento intimista: “You all look the same to me”.
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