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Riecco Max Cavalera!!! Torna con i suoi Soulfy a distanza di due anni dall’uscita di “Primitive” con il nuovo e terzo lavoro dal titolo semplice e scontato, III. Il sound è sempre l’inconfondibile connubio di thrash, death e ritmi tribali e latino-americani: insomma la violenza delle chitarre distorte, la rabbia dei growlings mescolate alle percussioni africane e brasiliane. Il disco parte subito con l’attacco violentissimo di Downstroy, che mantiene il tipico impatto sonoro devastante della band, seguito da altrettanta potenza musicale, ovvero Seek ‘n’ Strike. Enterfaith è un brano che riporta indietro con la memoria agli ultimi lavori dei Sepultura, mentre One è cantata insieme a Cristian Machado dei Ill Niño, riuscendo a fondere la voce melodica e molto nu-metal di Cristian con il cantato urlato di Max. Si continua con Last of the Mohicans, che contiene una carica aggressiva impressionante e dei ritmi mitraglianti da “guerriglia”. Invece è cantata interamente in brasiliano il sesto pezzo dell’album, Brasil, che nei ritmi ricorda molto il precedente lavoro della band, mentre Tree of Pain (scritta in memoria di Dana Wells) parte con un intro melodico e un cantato femminile per poi scoppiare in uno sfogo distorto e durissimo (il pezzo contiene anche un cantato rap di Richie, figliastro di Max). L’album prosegue con la cover dei Sacred Reich, One Nation e con un successivo minuto di silenzio in ricordo delle vittime dell’attentato terrorista dello scorso 11 settembre al World Trade Center di New York. Violenza e velocità invece sono alla base di Call to Arms, mentre si può definire tribal thrash l’undicesima traccia, Four Elements, seguita dal solito momento acustico della band con Soulfly III. Ancora ritmi latino-americani e distorsioni heavy-metal con il penultimo brano, Sangue de Bairro, cover dei Chico Science, e ancora un brano acustico con ritmi tribali in Zumbi a concludere il disco. Alla fine risulta un disco più violento dei precedenti, che riesce a mescolare bene la passata esperienza dei Sepultura con i primi due lavori dei Soulfly, confermando sempre di più (come se ce ne fosse ancora bisogno!) l’estro creativo ed il carisma di Max Cavalera che, pur mantenendo la sua vena metal, punta sempre l’attenzione ai ritmi e le melodie della sua patria, il Brasile, riuscendo perfettamente ad amalgamare i due generi: in fondo, se crossover è connubio di generi e stili, Max è forse uno tra i pochi che riesce ancora a fare crossover, dosando in modo equo e giusto le sue molteplici influenze musicali e, tra l’altro, riuscendo sempre a trovare ottimi collaboratori e musicisti che lo aiutano nella composizione dei pezzi.
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