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Anticipato dal singolo Here To Stay è finalmente uscito l’ultimo attesissimo album dei Korn. Criticato da molti, Untouchables è un lavoro non di facile comprensione ad un primo ascolto: il brano d’apertura, proprio Here To Stay, aveva suscitato molte perplessità da parte degli estimatori della band di Jonathan Davis e compagni e forse per questo il disco era stato criticato duramente addirittura prima della sua vera e propria uscita (i brani erano già da qualche mese reperibili su internet). Invece dopo un ripetuto e attento ascolto si può capire meglio l’intento che la band ha avuto nel registrare questo nuovo lavoro: c’è una ricerca più accurata degli arrangiamenti, il suono si è più raffinato, le linee melodiche vocali sono più numerose e maggiormente studiate. Insomma, è un disco totalmente differente dai precedenti, ma sicuramente non un cattivo disco. Come la stessa band ha ammesso, è un lavoro più maturo, ma d’altronde i Korn ci avevano abituati ad un cambio continuo di stili in ognuno dei precedenti quattro album. La ricerca sonora è constatabile nei successivi brani, Make Believe, Blame e Hollow Life, contenenti sonorità oscure,riff maestosi e una voce migliorata e studiata nei minimi particolari ( in Hollow Life il cantato è in gran parte in falsetto!). I cori e le seconde voci sono fondamentali per la costruzione di questo nuovo sound, come anche si sente in Bottled Up Inside. Thoughless invece ha un ritmo e un suono molto più facilmente orecchiabile, sempre mantenendo l’inconfondibile “fattore K”. C’è molta più elettronica in questo lavoro, meno growling e le chitarre sono più effettate che distorte ed una prova è Hating, seguita da un altro brano molto melodico e di facile ascolto, One More Time, che per molti aspetti potrebbe ricordare la hit di qualche anno fa Freak On A Leash. Il pezzo successivo credo stupisce tutti per non contenere alcuna chitarra distorta: Alone I Break è praticamente l’unico pezzo lento dei Korn, quasi una ballad acustica con una vena trip-hop, ma proprio per questo è una chicca all’interno di Untouchables. Si ritorna ai suoni distorti e oscuri con Embrace e Beat It Upright, per poi passare a Wake Up Hate, brano dalle sonorità industrial, quasi cybermetal! Ritmi molto lenti invece, stacchi elettronici e voce sofferente per I’m Hiding, penultimo brano, seguito da No One’s There, che conclude il disco e riafferma la decisione della band di utilizzare sempre più campionamenti, tastiere e sintezzatori rispetto al passato. Alla fine risulta un buon disco, che andrebbe ascoltato varie volte prima di esprimere giudizi troppo affrettati per una band che continua a stupire tutto e tutti, continua ad uscire fuori dagli schemi che essa stessa si crea ed è capace ogni volta di riaffermarsi come band di punta del panorama nu-metal mondiale.
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