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Al grido di “Soul is the Teacher, Punk is the Preacher!”, ecco che arriva il nuovo album dei Bell Rays, un disco pieno di energia, ricco di una eredità che deriva decisamente dalla musica “soul”, che viene però aggiornata e rivitalizzata da un approccio tipicamente “punk rock”, energetico e frizzante. E’ un po’ come risentire i vecchi dischi della Motown Records ad una velocità folle, quasi come se il piatto di un vecchio giradischi impazzisse per lasciare spazio a schegge furenti di un suono antico ed immortale. Tanto “soul”, molto “punk” e spruzzate di “funky” qua e là rendono l’album oltremodo gradevole, anche se forse avvicinabile solo da palati fini ed orecchie abituate a lasciarsi travolgere. Si sente molto l’influenza dei Ramones su “ Sister Disaster” , anche “You Are Sorry Now” è un brano “proto punk” di eccezionale ruvidezza e vigore, altrettanto scellerate e furenti “ Remember”, “Street Corner”, “Black Is The Colour” e “Find Someone To Believe In”, quest’ultima dotata di un “refrain” vagamente “sixties” e quindi godibilissimo. L’inflenza “funky” segnala la sua presenza in dosi massicce su brani come “ Used To Be” e “Revolution Get Down”, mentre sono molto belle ed intense “rock ballads” come “ Making Up For Lost Time” e “ Stone Rain”, due brani che toccano il cuore, anche se in modo tanto disperato e ribelle. Lisa Kekaula, alla voce, Tony Fate, chitarra solista, Bob Vennum, basso elettrico ed Eric Allgood, batteria, in arte i Bell Rays si confermano come uno dei migliori gruppi in circolazione sulla scena “indie-grunge” americana e pubblicano un album vibrante che mette in evidenza le loro doti come miscelatori di suoni e di esperienze diverse, le loro capacità di “bombardare” con liriche sapienti e bocche di fuoco devastanti l’apparato uditivo di chi ascolta. Un disco per menti aperte e selvagge, per chi è capace di lasciarsi andare ed è in grado di riconoscere quanta dedizione, sangue, emotività e passione confluiscono su un unico album, tutto orientato verso una nuova formula di rock and roll in grado di far danzare il futuro.
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