|
Terzo album per questa band canadese che si avvale nell’occasione di collaborazioni importanti, quali quella di Jeff McMurrich (Sea Snakes, Picastro e Hidden Cameras) e di Fat Bobby Matador (degli Oneida). Si tratta di un album eccellente, al di sopra di qualsiasi aspettativa, davvero originale, assolutamento privo di momenti di pausa creativa e sempre tirato al massimo. Le composizioni sono profonde e dure, ma vengono da cuori gentili e quindi la pesantezza che trasmettono - sia nelle liriche che nei suoni - è quella propria delle cose vere, delle parole dense di significato, di quelle emozioni segrete che non vengono date in pasto a chiunque. Registrato in uno studio dell’East End di Toronto, il disco riflette quasi fisicamente il malessere e le inquietudini dell’uomo moderno, tanto alienato dalle nuove tecnologie da non saper più ritrovare un rapporto decente con la sua anima. Non si tratta di musica ovvia, è un disco le cui componenti vanno decifrate con attenzione, a cominciare dall’impatto quasi “hard rock” di “Draw Us Lines” il brano che apre le danze, proseguendo con il “beat” psichedelico di “Hotline Operator” fino ad arrivare alla bellissima “ Love In Fear”, un pezzo capolavoro, dinamico ed avvolgente, ricco di “pathos” e con un “refrain” che cattura immediatamente e trascina in un vorticoso crescendo. “ Lizaveta” possiede la pesantezza di un brano dei Metallica, “Soon Enough” è una preziosa “slow ballad” che si avvale di un arpeggio di chitarra acustica delicato, ma denso di amarezza. Su “Working Full-Time” invece i Constantines tornano a picchiare duro, ma lo fanno in maniera cadenzata e metodica: ogni sferzata di chitarra imposta linee melodiche di buona levatura. Da segnalare anche “Good Nurse”, un brano davvero riuscito, una “rock ballad” felicemente ispirata, con una avvincente estensione elettrica nel finale. “Thieves” è un pezzo carico di atmosfera, mentre “You Are A Conductor” riporta una indubbia pesantezza, tipicamente “doom”, all’interno dei temi armonici del disco, lo sfondo ideale per raccontare confusione, estraneità ed insoddisfazione. Con “Windy Road”, una ballata acustica preziosa ed intimista, si chiude un album ben congegnato, pieno di spunti diversi, mescolati fra loro con arte e tanta sapienza. Da ascoltare.
|