|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Richard Hawley
Coles Corner
2005
MUTE
di Mauro D'Alonzo
|
|
Anche nella cupa Sheffield può sbucare un raggio di sole e ogni tanto, oltre all’umbratile clima che addenta la pelle e immalinconisce lo spirito, da un sito noto per le acciaierie e per l’ampia disponibilità di verde può partire un messaggio intenso, capace di addolcire gli animi. Sheffield è una città dell’Inghilterra centrosettentrionale ed è il luogo in cui si sviluppano la personalità e la poetica di una figura occhialuta e apparentemente triste quale Richard Hawley. “Coles Corner” è il suo terzo disco e riprende le fila lasciate in sospeso in “Lowedges”, che nel 2003 si è (brillantemente) cimentato nell’impresa di dare seguito a “Late Night Final”, per il quale molti critici hanno alzato la paletta con il numero dieci. Scrittura e interpretazione non sono le uniche facoltà nelle quali si è manifestato finora Richard Hawley. Anzi, la sua firma nella maggior parte dei casi è ricordata per aver vergato le prestazioni di altri artisti assurti a notorietà superiore alla sua: ha imbracciato la chitarra nei tour dei Pulp e ha agito dietro le quinte in occasione di alcune incisioni di Robbie Williams e delle All Saints. L’impronta della sua musica, però, è assai lontana da tali collaborazioni e ricorda piuttosto i lampi di un cd al cui allestimento Richard ha partecipato in veste di produttore: “A Girl Called Eddy”, affascinante miscela, intestata alla misconosciuta Erin Moran, che combina armonie debitrici al cursus honorum del team del Brill Building e di Burt Bacharach. Le radici di Richard Hawley affondano appunto nel patrimonio melodico lasciato dal cantautorato americano che ondeggia tra gli anni ’50 e ’60. La splendida opening track esibisce un’andatura che rispecchia il lato pop di Frank Sinatra, per quanto la vocalità dell’autore di “Coles Corner” non riesca ad appaiare The Voice in termini di potenza e sinuosità sensuale. Gli episodi country (“Just Like The Rain” e, soprattutto, “I Sleep Alone”) sembrano una creatura postuma di Johnny Cash. Le ballate di Richard Hawley possiedono tutte il dono della concisione: difficile rintracciare sbavature nel lento incedere di “The Ocean” oppure nel contegno di “Who's Going To Shoe Your Pretty Little Feet”. L’impostazione fondamentalmente dimessa dei brani, però, non deve indurre in errore: la rassegnazione non è il sentimento prevalente e un velo di composto ottimismo si stende su taluni snodi essenziali dell’album. Già il titolo è un omaggio ad un angolo di Sheffield che solitamente ospita le uscite delle coppiette in cerca di una parentesi di dolcezza (è raffigurato in copertina, ove lo stesso Hawley appare con un mazzo di fiori in mano). E ad una serena passeggiata fanno pensare i delicati recami orchestrali grazie ai quali rifulge la title track, quasi a voler emulare le atmosfere di una vecchia commedia sentimentale. A Richard Hawley, comunque, non interessano i flash hollywoodiani. I suoi piedi sono ben piantati sul suolo britannico, della cui propensione ad indagare i piccoli e grandi imbarazzi esistenziali egli è ben consapevole, senza disdegnare capatine in altre culture musicali. Anche le radio si stanno accorgendo di lui e la programmazione insistente degli estratti di “Coles Corner” certifica opportunamente la maturazione di un gran talento.
|
|
10/11/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|