|
Che cosa può essere accaduto in cinque anni? Magari i rapporti tra i Dottor Livingstone e la loro casa discografica (la Cgd) si possono essere irrimediabilmente incrinati, magari Alberto Basso e Corrado Carossa hanno deciso di lasciare il gruppo, Anna ha prestato la sua voce in alcune collaborazioni, come quella con Luca Urbani (da cui è nata "Non mi ricordo") e magari in finale c'è stato il decisivo incontro con Carlo U.Rossi (produttore di Jovanotti, 99 posse, Africa Uninte, Litfiba ecc..)e quindi il "risalire in superficie", una nuova armonia, nuove motivazioni, nuova voglia di tornare a suonare insieme. "Nuovo" è appunto la parola chiave, e non solo perchè ora i Dottor Livingstone sono una formazione di tre elementi, ma anche e soprattutto per la scoperta di un suono più originale, difficilmente inquadrabile, che risente di tante influenze, dalla musica classica, all'elettronica, al noise, ma senza favoritismi. Che fine ha fatto il Trip hop dei primi dischi? Nonostante tutto non credo possa dirsi completamente superato, nè che questa fosse l'intenzione predominante del gruppo. Il cantato è ancora sovente una tonalità calda che si muove su basi oniriche e rilassate, che si disciolgono nel nulla e che derivano da un elettronica dalla ritmica assolutamente rallentata. Non mancano poi, come nei grandi maestri Massive Attack e Portished, archi e strumenti a fiato, che anzi sono affidati a nomi noti della musica italiana (gli archi sono di Elena Diana dei Perturbazione e di Barbara Rubin, il sitar di Alex Gariazzo). Solo che tutto è più libero, manca la volontà di dover fare a tutti i costi un disco di questo genere e c'è spazio anche per la cover di un cantautore italiano quale Eugenio Finardi ("Le ragazze di Osaka) o di una canzone come "Anna" che ricorda tantissimo i Subsonica ("Aurora sogna" in particolare). I Dottor Livingston non vogliono far passare inosservato il fatto che sono trascorsi così tanti anni dall'ultima volta (da "Tredinotte"), proprio perchè deve essere stato un periodo che li ha segnati profondamente; ecco che allora scelgono per il disco del ritorno questo titolo, "L'assenza". Assenza fisica dalle scene, ma in senso lato assenza spirituale nell'affrontare il quotidiano ("trascorro giornate in silenzio, mi lascio cullare. Il tempo mi mastica lento e un po' indifferente" canta Anna in "Sulla mia pelle"). Assenza di amore, "mai più ti rivedrò e niente più saprò di te" (in "Mai più") oppure "posso farti male, non ho più neppure i ricordi, lascio a te le tue domande, io non voglio niente" (in "Strega"); assenza il più delle volte di ottimismo, per la consapevolezza di vivere in una società dove "tutto è relativo", dove spesso e volentieri è meglio rimanere rannicchiati nel proprio letto e cercare angoli nascosti rimanendo sordi ai rumori del mondo ("Resto a letto"). Ci sono poi "piccoli attimi in cui ci si trova di fronte al vuoto cosmico e allora l'aria manca e si vorrebbe soccorso". E infine c'è la paura del futuro, "pianeta lontano", e del "domani che rimane distante". E' evidente che si tratta quindi di un disco intimo ed esistenziale e, sebbene le tematiche del disagio siano comunemente condivisibili e quindi non proprio innovative anche nella loro espressione linguistica, è bello sentire Anna mettere tutto nelle sue canzoni, anche i desideri più segreti, come il volere un figlio. Se vi piacciono le voci femminili, se apprezzate la musica autoprodotta e fuori dai riflettori, se non vi aspettate che questo sia necessariamente sinonimo di rock, allora "L'Assenza" dei Dottor Livingstone è un cd che ascolterete volentieri.
|