|
Ci siamo ritrovati fra le mani l’album d’esordio di una band assolutamente geniale, bizzarra e scanzonata, godibile e devastante. Si tratta di un rock-trio composto da Keith Murray, chitarra e voce solista, da Chris Cain, basso elettrico e da Michael Tapper, batteria, più noti come We Are Scientists. Originari della California si sono trasferiti a New York nel 2001, avevano fin qui pubblicato solo “ The Wolf ‘s Hour “ un e.p. di sei brani, ma adesso sono sulla bocca di tutti grazie a questo “ With Love And Squalor ”, un disco effervescente, gradevole e vibrante. Loro hanno stretto amicizia qualche tempo fa, quando si sono ritrovati a ballare sui materassi (è vero, è da prendere in modo letterale) al ritmo delle stesse canzoni. Adesso che - da una semplice “indie band” sono stati proiettati di scatto nello “show biz” - si autodefiniscono come una sorta di “generatori di una musica, spesso rumorosa, a volte epica, in qualche caso ballabile, con diverse implicazioni umane, dedicata a gente pensante”. Però non c’è proprio niente di sofisticato, nulla di intellettuale in tutto questo. Basta ascoltare il rock adrenalinico e ad alto potenziale di “Nobody Move, Nobody Get Hurt ” che apre il disco o esporsi all’energia contagiosa di “ Callbacks Under The Sea” o ancora scatenarsi sul ritmo di “ The Great Escape” il nuovo singolo, il brano che ha subito fatto centro in classifica, sia negli Stati Uniti che in Inghilterra, per capire che abbiamo a che fare con musicisti di talento , non certo con l’ennesimo fenomeno di moda. L’album, ben prodotto da Ariel Rechtshaid (già noto per aver lavorato con i Foreign Born nella West Coast) si dipana in un continuo scambio fra melodie gustose e insinuanti “riff” di chitarra elettrica e trova il suo punto di forza in un approccio al suono che prevede una assoluta separazione dei singoli strumenti (per esempio, non è necessario che il basso vada sempre di pari passo alla batteria) , questo grazie ad un sistema che i W.A.S. chiamano ironicamente “Adavanced High Level Sectional Articulation”. Nulla di nuovo in verità, ma la resa è quasi perfetta e il disco risulta vivo, intelligente, ironico, un po’come i primi album degli inglesi XTC. Canzoni che raccontano cose a prima vista incompatibili, frammenti innocui del vivere quotidiano che possiedono invece un retrogusto ricco di simboli e di metafore. I W.A.S. inoltre si confrontano con una grande varietà di generi musicali, dalla “dance music” frenetica e volutamente irritante di “ What’s The World” e di “It’s A Hit” al “punk rock” adrenalinico e viscerale di “This Scene Is Dead“ e di “Inaction”, per passare poi al “reggae revival” di “Can’t Lose”, all’ “alternative country”di “ Lousy Reputation” o ancora ad una splendida “electric ballad” come “Worth the Wait”. Non vediamo l’ora di vedere i We Are Scientists dal vivo in Italia, ricordo solo la data romana, il 4 Dicembre al Circolo degli Artisti. Si annuncia un grande “show”, di quelli da non mancare!
|