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Si sa che in Inghilterra escono nuovi gruppi ogni tre o quattro mesi, salutati di volta in volta come i testimoni delle nuove ondate di brit rock o post wave,se non addirittura come nuove "next big things"; questa volta però sembrerebbe tutto abbastanza accreditato se è vero che a scoprire questi Boxer Rebellion è stato proprio Alan McGee, il noto talent scout conosciuto per essere stato il manager che ha portato al successo i fratelli Gallagher. In effetti questo disco di debutto, edito a Maggio e arrivato qui dalle nostre parti proprio in questi giorni di tour, sembra essere davvero interessante. Lontano dal rock di chiara derivazione post punk o disco rock (leggi Franz Ferdinand, Bloc Party ed epigoni vari) sembra invece avvicinarsi a qualcosa di più classico e diretto, filtrato però attraverso un’ attitudine noise fatta di feedback di chitarra ed elettronica; per intenderci questi quattro ragazzotti provenienti dall’Inghilterra, dall’America e addirittura dall’Australia si avvicinano a gruppi come Stone Roses, Kasabian e anche per certi versi proprio ai primi Oasis della Creation di McGee. Exits (uscito per la Mercury/Universal tramite un accordo con la Poptones) contiene dieci tracce che scorrono sul lettore tutto d’un fiato e che si fissano in testa grazie ad una certa melodia ed un certo sound tipicamente british; basta ascoltare ad esempio l’inizio del disco con quell’ottima canzone che è “Flight”. Batteria alla Stone Roses e atmosfera da Kasabian, chitarre acide e vagamente psichedeliche e un’elettronica che fa capolino a metà pezzo, praticamente un manifesto delle intenzioni di un gruppo che prende il nome dalla rivolta scoppiata in Cina il secolo scorso; il singolo “All You Do Is Talk” è contratto, teso e cattivo, straziato dalla chitarra lancinante e dalla voce urlata e saturata del cantante Nathan Nicholson, mentre “We Have The Place Surrounded” sembra essere a metà tra i Doves più psichedelici e gli ultimi U2 per un certo uso ed una certa effettistica della chitarra. “Watermelon”, singolo che all’inizio è uscito per la nuova etichetta di McGee, la Poptones, è uno dei pezzi migliori. Rock di chitarre elettriche, echi, feedback e voce tirata in acido per una canzone che non avrebbe certamente sfigurato nel disco dei Kasabian (ancora loro), così come la successiva “The New Heavy”: voce alla Liam dei primi felici tempi e sound elettronico e psichedelico, sembra essere la loro “Bring It On Down” filtrata dal gusto e dall’influenza dei gruppi prima menzionati. A metà disco non c’è un passo falso, e anzi questi passi si sono susseguiti in modo abbastanza spedito e veloce; alla sesta traccia si rallenta con la triste ballata “World Without End”, chitarre acustiche e voce sofferta che ricorda qualcosa dei Radiohead di Ok Computer (Exit Music For A Film): un bellissimo pezzo sofferto e malinconico arricchito anche da un pianoforte che ricama arpeggi sulle trame di chitarre. “Never Knowing How Or Why” è allo stesso modo disperata straziante ma stavolta ci sono le chitarre elettriche alla The Edge e rendere il tutto ancora più disperato, salvo poi salire di tono e riempire il pezzo con cori e feedback, mentre “Lay Me Down” ci porta dritti alla musica di un altro gruppo di riferimento, i Doves. Il disco sembra aver imboccato la strada della malinconia e della riflessione, se è vero che questa è la terza traccia che non possiede quell’adrenalina dei primi pezzi e anzi ci porta ancora più nel mood dei Radiohead, avvicinandoci comunque ad un pezzo di pregevole e delicata fattura. “Cowboys And Engines” ha echi orientali e chitarre ipnotiche, batteria nervosa e aperture melodiche ariose che poi ritornano all’ossessivo riff di chitarra, che ci guida fino all’ingresso di chitarre distorte che fanno salire il pezzo in chiara direzione indie: altro pezzo da novanta. Il disco si chiude con un’altra ballata in tre quarti, “The Absentee”, pianoforte e chitarre in delay che colorano il pezzo e gli danno un senso di delicata sospensione psichedelica, mentre il cantante costruisce una melodia lenta e catartica che ben si addice alla fine di questo interessante disco. Exits sembra consistere di due parti, la prima più rumorosa ed energica, la seconda più di atmosfera e di sperimentazione, fatto sta che i Boxer Rebellion esordiscono in modo molto convincente e sembrano avere le carte in regola per continuare su questa strada, quella che parte dalla scena di Manchester e arriva fino a Leicester sotto lo sguardo vigile di uno dei guru del british rock. Se non ci fosse stato lui chissà dove saremmo (e chissà dove sarebbero anche questi qui).
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