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The Ordinary Boys
Brassbound
2005
Wea
di Enrico De Turris
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Dall’Inghilterra molte novità sono giunte negli ultimi anni: Libertines, Razorlight, Killers ecc. ma nessuna di queste, seppure piacenti, riusciva a tirarti fuori quel brividino che si prova nel riascoltare i dischi della propria crescita musicale a cui tanto spesso si rifanno. Con The Ordinary Boys la cosa è decisamente differente. L’influenza del punk-rock è veramente troppo forte e mai nessun disco come questo Brassbound (ed il precedente "Over The Counter Culture", Wea/B-Unique 2004) mi ha riportato “felicemente” alla mente il capolavoro contaminato dei The Clash, di "London Calling". Qui come allora ritroviamo un punk-rock decisamente ammorbidito da ritmiche che volentieri sfociano nel “reggae” ("Boys Will Be Boys") oppure mostrano di strizzare l’occhio alla funky disco 70/80 come le chitarre di "On An Island". Ma detto così non rende l’idea: aggiungiamo al tutto un cantautorato figlio di Morrisey ed un certo “rodimento giovanile” ed abbiamo il quadro di chi sono questi Ordinary Boys. Mai come con questo disco mi sembra di ritrovare un qualcosa di simile al già citato lavoro dei The Clash: è il sali e scendi tra ritmi veloci e chitarre in levare tra l’aggressività e l’armonia, tra le armonizzazioni dei cori e la rabbia graffiante delle chitarre distorte. Un disco nato da un amore veramente forte per le proprie radici musicale teso non ad imitarle ma a riviverle e ricrearle in toto….cosa che viene spontanea solo quando si metabolizza una situazione in maniera tale da renderla propria e spontanea.
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12/10/2005 -
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