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Un album prezioso, di quelli da non consumare ascoltandolo mentre si fa altro, un disco che si tiene fra le mani come un buon libro, un’operazione che poteva sembrare rischiosa ma che poi - una volta portata a termine - rivela tutta la sua compiutezza artistica e il suo fascino. Si tratta dell’album di esordio del duo composto da Olivia Sellerio, alla voce, e da Pietro Leveratto, al contrabbasso e curatore di tutti gli arrangiamenti presenti sul disco. Il progetto si intitola “Accabbanna“ che in dialetto siciliano significa “dalle nostre parti” e vuole essere una rivisitazione in chiave jazz della storia e delle tradizioni popolari siciliane. Tutto nasce, qualche tempo fa, nel 2001, da una idea di Olivia Sellerio, figlia del noto editore, nonché “vocalist” della scuola di Maria Pia De Vito e di Loredana Spata, da sempre alla ricerca di coniugare il canto jazz con la tradizione orale siciliana. Ma le tante difficoltà incontrate da una purista della lingua e della parola come la Sellerio che vuole misurare la stessa con le forme musicali del jazz di cui è sempre stata una appassionata, rallentano la realizzazione del progetto e trovano una soluzione solo più tardi, quando ad Olivia si affianca Pietro Leveratto, un musicista jazz genovese che non si limita ad una semplice elaborazione in chiave jazzata del materiale scelto dalla Sellerio, ma cerca arrangiamenti tali da poter coesistere nel rispetto più assoluto della centralità della parola e del canto. I testi di “Accabbanna” sono tutti rigorosamente in siciliano, sono il risultato di una elaborazione di materiali diversi , che vanno dai Canti Popolari Siciliani di Salomone-Marino al “Corpus” di Alberto Favara, dagli scritti di Ignazio Buttitta e di Maria Attanasio ad una poesia giovanile di Andrea Camilleri, intitolata “Latri di Pass”. E’ musica libera, che fuoresce da strutture armoniche originate dalla fusione fra improvvisazione jazz e forme non strutturate di canto popolare, unica e sola via di accesso ad una operazione del genere. L’album va ascoltato senza pregiudizi, al di fuori della stessa etichetta di “etno-jazz” che potrebbe forse definirla, brani come “Cantu della Vicaria”, “Quannu moru” e “Amuri amuri quantu si luntanu” toccano l’anima , le atmosfere rarefatte di “Liparota” fanno sognare , mentre riesce a perfezione l’abbinamento fra tradizione sicula e il “free jazz” di Ornette Coleman in “Su’ sciarriata cu la me’ famigghia/ Wishes” . L’album è stato registrato a Palazzo Cutò, Monreale insieme ad un gruppo di musicisti davvero validi che rispondono ai nomi di Giampaolo Casati alla tromba, Gaspare Palazzolo, al sax tenore, Enrico “Tobia” Vaccaro, alla chitarra e al violino, Mauro Schiavone, al pianoforte e Giovanni Apprendi, alle percussioni e alle tammorre. Il disco ha il merito di dare modernità e freschezza a voci antiche e - come dice la stessa Sellerio - si ripropone di riscattare la Sicilia attraverso il jazz . Da ascoltare.
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