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Chemical Brothers
Come With Us
22/08/2002
Freestyle Dust\Virgin Records
di Claudio Biffi
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Sono passati i tempi in cui Tom Rowlands (quello con i capelli lunghi e gli occhiali) e Ed Simons (capelli corti e faccia da bravo ragazzo) facevano ballare i giovani studenti ai party, ormai la loro produzione è un marchio di garanzia e successo e occupa costantemente la vetta delle charts musicali e non solo di quelle dance. Il loro quarto album in studio “Come With Us” racchiude il senso di tutta la loro produzione passata e forse futura e si presenta come un avventuroso viaggio cerebrale, impressione che già si ricava dall’immagine molto psichedelica della copertina del CD. Sicuramente molta dell’energia contenuta nei 10 brani deriva dall’esperienza e dall’entusiasmo maturato in questi ultimi anni in cui il duo non ha mai smesso di esibirsi dal vivo (storico il loro ultimo concerto di Ibiza) ma non mancano forti emozioni intimistiche come in “The State We’re In” grazie anche al contributo di Beth Orton molto legata al gruppo e che già aveva collaborato al loo disco di esordio “Exit Planet Dust”. In “The Test” un altro personaggio carismatico, Richard Ashcroft, sembra aver ritrovato energia e dimostra di aver ancora un po’ di fuoco che gli scorre nelle vene dopo l’ultima prova melanconica da solista. Bisogna ammettere che se i Chemical Brothers hanno pensato di ricreare nel disco le atmosfere delle loro esibizioni live con la title track “Come With Us” un funk rock geneticamente modificato e la tribal trance “Began In Africa”, l’operazione non è completamente riuscita. La ricerca di quel qualcosa che definisca il loro futuro percorso musicale li obbliga però ad uscire allo scoperto e lo si vede nei brani più sperimentali come “Galaxy Bounce” un funky in progress o “Star Guitar” dove Donna Summer sembra incontrare i Kraftwerk e non per ultima “Pioneer Skies” con atmosfere vagamente psichedeliche che ricordano i Pink Floyd. Arrivati a questo punto i Chemical Brothers sono ad un bivio, continuare nelle loro sperimentazioni o più semplicemente riabbracciare la pura tecno per far smuovere i corpi sul “dancefloor”.
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22/08/2002 -
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