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Neil Tennant – Chris Lowe (Pet Shop Boys)
Battleship Potemkin
2005
Parlophone
di Fredo Cane
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Sono oltre dieci anni che Neil Tennant e Chris Lowe, alias i Pet Shop Boys, non confezionavano un album passibile di essere ascoltato dal primo all’ultimo bit (un tempo si sarebbe detto: dal primo all’ultimo solco). Dando per scontate le magnificenze techno-pop dell’esordio “Please” (1986) e dei successivi “Actually” (1987) e “Behaviour” (1990), l’ultimo disco non urticante del duo londinese restava l’ormai antico “Very” (1993) che pure conteneva la orrida “Go West”, kitschissimo inno euro-disco buono (forse) solo per l’OlympiaStadion di Monaco di Baviera e per le gay-disco dei Paesi emergenti dell’Est europeo. Tra remix, incongrui ritmi latini e derive house e drum’n’bass, la decadenza del duo – se si eccettuano “rari” momenti di lucidità come la perfetta disco-song “New York City Boy” su “Nightlife” del ’99 - è parsa, nell’ultima decade, inarrestabile. (Presumibilmente) esauriti come pop-band, i Pet Shop Boys fanno oggi la mossa giusta, riciclandosi come autori di colonne sonore. In occasione dell’80mo anniversario del film muto del 1925 “La Corazzata Potemkin” del maestro russo Sergej M. Ejzenstejn, Neil Tennant e Chris Lowe sono stati chiamati a comporre un nuovo commento sonoro, che ha registrato la sua “prima” il 12 settembre dello scorso anno in un gran galà in quel di Trafalgar Square. Oggi è possibile finalmente ascoltare su supporto digitale il risultato di questa prima fatica filmica di Tennant/Lowe - il “poco serio” nomignolo Pet Shop Boys per l’occasione è stato accantonato – che risulta superiore alle più rosee attese. Messa finalmente da parte la zavorra kitsch che si erano portati appresso per anni, Tennant e Lowe – che usufruiscono per l’occasione degli arrangiamenti del tedesco Torsten Rasch e dell’accompagnamento dell’orchestra Dresden Sinfoniker - tornano ad essere i brillanti compositori che non abbiamo mai dubitato fossero. Opera in maggioranza strumentale (ed orchestrale), “Battleship Potemkin” conserva i caratteri fondanti di un album dei Pet Shop Boys: né un Morricone né un John Barry – punti comunque di riferimento di Tennant/Lowe nell’approcciare il progetto – avrebbero mai potuto partorire un commento sonoro così basato su una presenza “forte” del synth, che negli episodi migliori riporta la mente ai giorni di gloria del techno-pop: sentire, ad es., “Men And Maggots”, fortemente contigua ai Visage del 1980. Ne viene fuori un commento epico, in odore - com’è giusto - di 2005, ma nel contempo assai rispettoso del proprio ruolo di sottofondo alla drammaticità delle scene del film - relative come noto al sanguinoso sommovimento di Odessa del 1905. Non sono tutte rose e fiori, ovviamente: si potrebbe rimarcare la calligrafia incerta di alcuni passaggi e i tanti rimandi ad alcuni classici soundtracks del passato – peccatucci veniali, tuttavia, e pienamente giustificabili alla luce dell’inesperienza di Tennant/Lowe nell’ambito del commento filmico. L’estimatore dei Pet Shop Boys resterà però pienamente soddisfatto da “Battleship Potemkin”, interessante evoluzione “adulta” di techno-pop orchestrale privo di beats al quale auspichiamo si faccia seguito: tornare indietro a cose del tipo di “Se A Vida E”, a questo punto, Tennant/Lowe non possono e non devono.
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06/10/2005 -
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