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I Franz Ferdinand sono ufficialmente una delle cose più grosse viste negli ultimi anni a questa parte. Già avevano impressionato per bene con l’ottimo debutto omonimo, ora confermano tutto quello che di buono c’era e vanno ancora avanti mettendo su un disco che si candida ad essere uno dei migliori del 2005; questo secondo lavoro mette in fila tredici canzoni dotate ognuna del proprio perché, dall’inizio così schizoide di “Fallen” per finire all’ipnotica e ossessiva “Outsiders”. Veniamo alla musica. Il disco è un energico concentrato di rock, disco-wave, pop punk e quant’altro, il tutto elaborato con un’attitudine casinara e un forte senso della melodia: il primo singolo estratto “Do You Want To” è una breve sintesi di quanto detto: intro di rock sporco e duro, poi l’esplosione di ritmi danzerecci, basso pulsante e riff di chitarre grezze sotto una strofa che subito entra in testa. In pratica già ci hanno steso con questo pezzo che è quasi un manifesto programmatico dell’intero disco. L’inizio però è dell’altrettanto valida “Fallen”, costruita sulla stessa falsariga del singolo, vale a dire tanta melodia un pò acida e schizoide con quelle chitarre nervose, bassi che corrono da una parte all’altra e batteria che segue la recente ondata della disco rock che proprio la band di Alex Kapranos ha cominciato a cavalcare fin dall’esordio. “This Boy” è nevrotica, ossessiva, rumorosa e dura, corre ballabile quanto mai e soprattutto spiazza con quel dissonante “I want a car, I want a car”, mentre alla quarta traccia il gruppo rallenta e accarezza con la chitarra acustica e la melodia leggermente malinconica di “Walk Away”; “Evil and e Heathen” è dura, veloce e cattiva e suona come se i Franz Ferdinand coverassero a modo loro gli Stooges, e il risultato finora è estremamente valido e godibile. Dopo il rock danzereccio e post wave di “You’re The Reason I’m Leaving” c’è la raffinatezza melodica al piano di “Eleonor Put Your Boots On” che richiama Sir Paul non solo nel titolo che porta: una bella costruzione armonica che richiama i lavori solisti di McCartney e che serve un attimo a farci tirare il fiato. C’è infatti un trittico di pezzi davvero notevole: “Well That Was Easy”, “What You Meant” e “I’m Your Villan”, un puro concentrato di rock alla Franz Ferdinand, un frullato rock di generi come punk, dance, pop e post wave; impossibile non muoversi ascoltando il groove secco e scheletrico di “Villain” (la strofa baby see you later/baby see you later vi resterà ben presto in testa) o le evoluzioni ritmiche di “Well That Was Easy”, così come è impossibile restare impassibili davanti al muro sonoro grezzo e sporco della traccia che dà il titolo all’intero disco: in assoluto uno degli episodi più coinvolgenti e adrenalinici, con quell’attudine punk a fare casino e scendere di intensità nella strofa per poi esplodere nel refrain e nella coda: due minuti e mezzo di puro delirio. “Fade Together” rallenta di nuovo, uno dei pochi momenti dove predominano un pianoforte che sa di antico e chitarre acustiche che ingentiliscono il pezzo accompagnando quell’atmosfera classicheggiante da ballata country walzer, resa qui secondo la visione e il gusto del quartetto di Glasgow. Si torna al principio con “Outsiders”, il pezzo che chiude questo coinvolgente disco: basso che lavora sodo, una chitarra funkeggiante e suoni distorti che sembrano venire da lontano per un pezzo ossessivo e ipnotico che resta fedele al sound presente in tutto il disco; un assolo arabeggiante non fa che conferire una marcia in più al brano e un attestato di piena stima ai Franz Ferdinand, capaci di non deludere le aspettative dei fans e degli addetti ai lavori, sfornando un disco che è da comprare subito senza indugio. Un bentornato al gruppo di Kapranos: vi stavamo aspettando.
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