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Famosi per aver aperto i primi concerti dei Babyshambles di Pete Doherty, gli Others si sono fatti largo in breve tempo sulla scena del nuovo rock britannico. Il loro “debut album” è all’insegna di un rock intenso e vibrante, che ci riporta ai sommovimenti tellurici e viscerali del punk anche se loro - Dominic Masters, voce, Jimmy Lager, chitarra, Johnny Others, basso e Martin Oldham, batteria - non si autodefiniscono tali, ma dei semplici sottoproletari , degli “outsiders” che fanno musica per - e insieme a - il loro pubblico. Vogliono azzerare qualsiasi separazione fra pubblico e artisti, la loro donazione è completa, Dominic Masters perde facilmente il controllo, si droga abitualmente, è bisessuale, e non fa niente per nasconderlo. “This Is For The Poor”, il primo singolo tratto dall’album, è un brano elettrico denso di tensione, con quelle liriche dedicate a “quanti sono costretti ad abbandonare il loro Paese e a tutti quei ragazzi che hanno sperimentato la disillusione” che ne fanno un manifesto socio-politico di grande levatura. L’intensità dell’interpretazione e la lucida follia di Dominic lo trasformano poi in un inno ai diseredati e agli afflitti di tutti i sobborghi inglesi . Non sentivamo una cosa del genere - così coinvolgente - dai tempi del punk rock militante e ribelle dei Clash!!! “Lackey ” e “ William” sono gli altri due singoli, canzoni discrete, di certo meno laceranti, supportate da buoni arrangiamenti e con una predilezione per il suono delle chitarre elettriche. “Almanac” è un rock and roll piuttosto gradevole, dotato di una sezione ritmica tambureggiante, mentre “How I Nearly Lost You” è una ballata godibile, ma niente di più. Si torna alle emozioni forti con “ Stan Bowles”, un gran bel pezzo, energico e tirato, che racconta la storia di un generoso e poco fortunato calciatore dei Queen’s Park Rangers, squadra inglese dal passato glorioso. “ Community 853 ” è una rock-ballad di buona fattura, piena di ritmo e ricca di energia, mentre sia “Johan” che “Southern Glow” ricordano ancora il punk-rock di fine anni settanta con quella esposizione sovrana di chitarre elettriche degna di Ramones, Wire e dei già citati Clash. E infine “Darren, Daniel, Dave”, un brano che si mantiene sulla questa stessa linea di tendenza, una composizione nervosa, serrata che spara all’impazzata micidiali “riff” chitarristici. Sulla copertina è visibile una scritta murale inneggiante agli MC5, storica hard rock band di Detroit dei primi anni settanta. Non siamo ancora a quei livelli - questo è certo - ma qualche canzone dimostra che gli Others hanno le carte in regola e che la direzione intrapresa è quella giusta.
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