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CocoRosie
Noah's Ark
2005
Touch & Go
di Morrisensei <
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Se si guarda poco oltre la strada è facile trovarne. Anche dietro l'angolo. In Italia ne siamo pieni. Intere distesa fiorite. E' quello che, con un termine inglese di recente adozione mediatica, chiamiamo HYPE. Letteralmente (più o meno) è fare un discorso enfatico. Un alone, un'aura, uno strascico che un'artista si porta appresso (a volte suo malgrado) generato da cianciosi passaparola che argomentano di tutto tranne che di musica. In questa scia schiumosa più o meno tutti hanno fatto il bagno. Da sempre. Da noi il bagno se lo fanno anche i comunicatori che cercano l'hype come il tartufo per stordire gli storditi. Tutto ciò per introdurre le Coco Rosie. Mi sono avvicinato al nuovo (secondo) album leggendo tanto (troppo). Di questi tempi se ne parla più dei dualismi Vespa/Mentana o Bonolis/Ventura (che Dio li accolga in gloria) messi assieme. Chi ha le palle seccate dalla routine della vita impiegatizia mangia il tartufo. Le Coco Rosie fanno SCHIFO. Fanno musica SCHIFOSA. Furba, finto snob, inutile. Bianca e Sierra sono sorelle ma nell'immaginario collettivo dal cervello lesso sembrano lesbiche. Un'immagine morbosa costruita ad arte per attirare onanisti e voyeur. L'arca di Noè è solo piena di acqua stagna. Le due parigine d'adozione (forse) sussurrano nenie fino allo sfinimento dell'umano sentire. Il disco è praticamente un brano unico tratteggiato da due note di piano ripetute fino al termine del supplizio. Dal vivo fanno cagare. Bianca e Bernie cantano (!?) con un guanciale sul viso, una patata in bocca e la molletta sul naso. Fastidiose. Dov'è l'originalità? Dove la novità? Dove il fascino e la sorpresa? Alcuni - pensando di fare cosa buona e di nicchia - etichettano codesta immondizia come FOLKTRONIC. Hanno mai ascoltato folk? Chiudersi dentro casa, farsi una sega, spingere ON su una tastierina e raschiarsi la gola accompagnati da una sei corde acustica significa produrre del FOLKTRONIC? Basta saperlo. Non aiutano a varare l'arca neanche tre ospiti che con l'hype sono nati e ci moriranno presto: Antony (ma i Johnsons li ha ingoiati?), Spleen e Devendra Banhart. Un ciccione che copia ciò che aveva fatto Jobriath trent'anni prima, con un'unica differenza che il compianto artista non ebbe la fortuna di incrociare Lou Reed, un megalomane psicopatico ed il figo del momento che ben presto finirà sulle copertine di Vogue e negli scaffali dei quartieri alti. Quando le vedute sempre avanti di Malcom McLaren stavano plasmando un gruppo di sfigatelli ladruncoli per lanciare gli abiti del negozio Sex, l'Inghilterra stagnante ed economicamente alla deriva aveva bisogno di una scossa letale. McLaren lo aveva capito prima di tutti. Il PUNK iniziò la sua folle corsa. Oggi allo stivale non basterebbe neanche l'irruzione di un nuovo Johnny Il Marcio o di un mezzo analfabeta come Steve Jones. Ma ci vorrebbe. Quanto ci vorrebbe. Per spazzare via i mercanti di tartufo e di cazzate.
Vostro "Aiemenanarcaista" Sensei
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
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22/09/2005 -
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