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I Redwalls: quattro ragazzi provenienti da Chicago innamorati di un certo rock inglese e un certo modo di suonarlo ed intenderlo, tanto da maturare anche un certo accento inglese e una propensione nel cantare fieri i vari “well”, “oh”, “hey” e “alright” che fanno tanto english vecchia maniera. De Nova è il secondo disco pubblicato ma è il primo che vede impresso il nome di una major come la Capitol, e in effetti sembra che questo lavoro nonostante non brilli per originalità abbia comunque certe carte in regola per poter essere ritenuto degno di nota. Il retroterra musicale dei fratelli Baren affonda le radici nella musica degli anni Sessanta e Settanta, vale a dire Beatles, Rolling Stones, Kinks e via dicendo; questo fa capire l’aria esplosiva e assolutamente vintage che si respira in questo disco. Rock’n’roll, blues, soul e una certa attitudine southern che li avvicina anche ai primi lavori dei Black Crowes di Chris Robinson sono certamente paragoni importanti ma che rendono bene l’idea di quello che ci si deve aspettare: lavoro di tributo al passato, atmosfere già sentite e scarsamente originali anche nella resa dei testi, e tuttavia questi ragazzi ci mettono davvero l’anima, tanto da farci soprassedere e battere il piede incuranti del fatto che non inventano nulla di nuovo. “Robinson Crusoe” è un inizio plateale: riff abusatissimo, sassofono “Brown Sugar” che ricama e voce graffiante e saturata nel microfono, sembrano i Black Crowes che fanno gli Stones ma il risultato è coinvolgente; l’anima soul si sente nella ballata nera “Thank You”, anche qui non si brilla per originalità ma intanto il pezzo ci riporta ai primi anni Settanta di Jagger e compagnia. Bastano questi due esempi per sintetizzare un disco che è suonato e prodotto con una certa intenzione: i Redwalls se ne fregano delle mode e vogliono farsi alfieri di una musica che è fatta di sudore, birra, suoni sporchi e un gusto per il passato. La ballata blue eyed soul “Hung Up On The Way I’m Feeling” ne è una prova, così come “It’s Alright” è un chiaro tentativo dei Redwalls di fare la loro Cigarettes and Alcohol; “Front Page” evoca i fantasmi di Lennon nella voce, e nonostante questo è uno dei pezzi migliori perché è teso, sospeso e vagamente psichedelico, in pratica una ottima ballata rock costruita su un azzeccato piano rhodes. Dopo il rilassatissimo rock elettroacustico di “How The Story Goes” si passa alla cattivissima atmosfera di “Back Together”, una canzone che potrebbe essere stata scritta da George Harrison e cantata da John Lennon con un piglio decisamente indie: in pratica qui si parla di Beatles, dei suoni distorti ed orientaleggianti del loro periodo mistico. “Glory of War” mischia rock e country con venature da ballata rurale, e rimane uno degli episodi più riflessivi dell’intero disco; la chiusura è affidata al manifesto “Rock’n’roll”, due minuti di canzone alla Chuck Berry, fragorosa, chiassosa e dal suono sporco: tutto già sentito ma ci piace e non ci sentiamo di rimandare questi ragazzi perché la loro passione è sincera e si sente in tutto il disco, suonano con devozione e non nascondono di voler ottenere proprio questa reazione in chi ascolta; d’altra parte dimostrano di aver appreso alla perfezione la lezione dei padri tanto da metterla in pratica senza sbavature e originalità. Se scegliete i Redwalls sapete di fare un chiaro tuffo nel passato con una band di oggi, certo una fra le tante ma almeno le cose le fa con una sincerità ed una attitudine che non possono non essere lodate.
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