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Sigur Ros
Takk
2005
EMI
di Giancarlo De Chirico
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E’ un album semplice e al tempo stesso grandioso, è il disco che consacra definitivamente l’ascesa artistica dei Sigur Ros, quattro ragazzi islandesi che creano musica al di fuori da ogni categoria e che sono capaci di produrre sonorità talmente limpide e pulite che viene forte il sospetto che si tratti di musicisti provenienti da un altro pianeta. Questo “Takk…” è stato registrato in fretta, in soli sei mesi, secondo la logica che pervade ogni lavoro della giovane band, anche se i Sigur Ros sono entrati in studio due anni fa subito dopo gli ultimi loro concerti dal vivo. Hanno dimenticato ogni cosa incisa in precedenza, si sono concentrati soltanto sulle nuove composizioni e alla fine hanno scelto e messo in sequenza undici brani che rendono elogio ad un album ricco di musica che si espande all’infinito, che risulta molto difficile da contenere , e quasi impossibile da definire. E’ musica totale, è l’elettronica che si misura con sonorità sinfoniche ed orchestrali, è forse anche il tentativo più estremo di codificare suoni incorporei che penetrano però con grande facilità nella mente di chi ascolta. L’introduzione solo strumentale è riservata a “Takk” - che vuol dire semplicemente “grazie” - subito seguita dalle melodie vaporose ed eteree di brani come “Glosoli” e “Hoppipolla”. Un crescendo quanto mai luminoso caratterizza poi una composizione come “Med Blodnasir”, semplice malgrado la sua complessità, mentre le note di piano appena accennate di “Se Lest” precedono un canto sublime che arriva diritto fino in cielo, in un vortice magnifico e ancestrale. “Saeglopur” mette insieme ancora una volta piano e voce e denota una grande attenzione al tessuto armonico, mentre l’atmosfera di “ Milano” è così rarefatta e sospesa. Da segnalare poi le morbide percussioni e la sezione vocale angelica di “Gong”, le squisitezze vocali e il falsetto di “Andvari” , la frastornante bellezza di “Svo Hijott” e le sonorità limpide, soavi e al tempo stesso molto calde e intime di “Heysatan” il brano che chiude un album pressochè perfetto e pulito, fatto di suoni avvolgenti che scendono e risalgono a spirale nella mente di chi ascolta in una sorta di sogno ad occhi aperti che solo una musica di tale livello può assecondare.
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19/09/2005 -
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