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Per lui sono stati fatti paragoni eccellenti e, tra questi, Eric Matthews è stato spesso accostato nientemeno che ai Beatles. Sin dall’esordio da solista, avvenuto esattamente nel 1995 con “It’s Heavy In There”, il talento originario dell’Oregon non ha nascosto la propria propensione a composizioni innervate di freschezza in chiave pop e la sua costante attenzione alla struttura armonica della canzone ha fatto registrare svariate affinità con le sortite del quartetto di Liverpool più influenzate dagli slanci di Paul McCartney. “Six Kinds Of Passion Looking For An Exit” giunge al termine di un digiuno che durava dal 1997 e le significative novità che contiene sono destinate ad incrementare ulteriormente il gioco dei rimandi, stavolta però da una prospettiva diversa. Otto anni di silenzio non possono passare inosservati. In questo lungo periodo Eric Matthews ha cambiato etichetta – è passato, infatti, dalla Sub Pop alla Empyrean Records – e ha presumibilmente vissuto un travaglio artistico e personale che lo ha portato a modificare sensibilmente le coordinate alle quali si ispira il suo stile. Il pezzo più rappresentativo del nuovo corso è “So Overblown”: tirato, scarno, in confronto ai suoi rovesci chitarristici gli arrangiamenti sofisticati e le stratificazioni vocali del passato sembrano un lontano ricordo. Questa azione di prosciugamento e di sfoltimento del suono ne ricorda un’altra assai acclamata. Quando fu messo a punto “Let It Be”, a Macca non andò giù l’ostinazione di Phil Spector nel voler innalzare il suo “wall of sound” e, due anni fa, si è preso una rivincita architettando “Let It Be… Naked”, cioè la medesima sequenza di brani privata, però, degli additivi orchestrali. “Six Kinds Of Passion Looking For An Exit”, rispetto al repertorio di Eric Matthews, costituisce una svolta analoga, un’accurata operazione di semplificazione che restituisce un suono più sobrio ed essenziale. Il risultato è convincente e, anche se non mancherà di spiazzare i fan e gli osservatori più rigorosi, ripropone con forza la profondità compositiva dell’autore. I fasti precedenti non sono del tutto rinnegati: “Cardinal Is More” è una soffice ballata che, dopo una lunga decantazione, sfocia in un assolo di tromba (vecchio amore di Eric) da brividi e lo stesso strumento ricama la solare e ritmata “Black To Light Brown”, chiosa finale del cd. Nel complesso, però, le atmosfere sono sfrondate e l’effetto è diretto, a volte duro. La mente va spesso alla malinconica dolcezza di Nick Drake e alla compostezza dei fautori del New Acoustic Movement. I contenuti melodici, pur essendo qui proposti in veste minimale, mantengono un’originalità ed un’intensità fuori del comune e perciò, al termine dell’ascolto, resta la sensazione che le intuizioni di Eric Matthews si ergano comunque su un gradino di assoluta eccellenza.
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