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Death From Above 1979
You’re A Woman, I’m A Machine
2005
679 Recordings
di Giancarlo De Chirico
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Abbiamo a che fare con l’album d’esordio di un duo canadese, originario di Toronto, già noto per aver aperto come band di supporto i concerti dei Nine Inch Nail e dei Queens Of The Stone Age. Dietro l’apocalittica sigla di Death From Above 1979 si celano il talento e la furia di Sebastian Grainger, voce e batteria e di Jesse F. Keeler, basso e sintetizzatore. Le sonorità sono talmente devastanti che l’impressione è quella di una esplosione incontrollata dagli effetti letali per i nostri padiglioni auricolari. Ma, a sentir loro, non dobbiamo preoccuparci troppo, perché si definiscono soltanto “una pop band che veste i panni di un lupo”. E in effetti se provate a scalfire lo strato di rumore che avvolge i brani contenuti su questo doppio cd, scoprirete che - dietro il volume soffocante e le note assordanti del loro “robot rock” computerizzato e meccanico al punto di poter fare a meno dell’apporto delle chitarre elettriche - si celano gustosi “refrain” tipicamente “sixties”. E’ il caso di “Blood On Our Hands” e di “Black History Month”, per esempio, che ci riportano con la mente a certa psichedelìa di fine anni sessanta. In altre occasioni però - pensiamo a “Turn It Out”, fragoroso oltre misura, e a “Romantic Rights”, ricco di fraseggi metallici spezzati - è l’efferratezza a farla da padrone in modo tale da lasciare anche un po’ disorientati. Una buona sintesi dell’impostazione scelta dalla band è rappresentata da una canzone come “Little Girl”, dotata di una ritmica così serrata da togliere il fiato ma anche di una sezione vocale morbida e accattivante, con quel “she is my babe” che ti penetra nelle orecchie certo, ma che é dosato con grande sapienza. Quando poi arriviamo a “You’re A woman, I’m A Machine”, che del disco è la “title track”, mettiamo da parte remore e considerazioni critiche, ci rotoliamo per terra e ci lasciamo annichilire dal diluvio. Il secondo cd si dipana secono la logica di cotante premesse, offre un “remix” di “Blood On Our Hands” (vi aprirà le porte dei reparti di osservazione psichiatrica) nonché la registrazione di “Do It 93!” eseguita dal vivo a Rio De Janeiro (mamma, che botta!), una seconda versione, tambureggiante ed ultraveloce di “Little Girl” e infine una tremenda “You’re Lovely”, scorticata e potente! Da segnalare anche due tracce video che contengono le riprese della band in concerto mentre esegue “ Blood On Our Hands” e “ Romantic Rights ”. Album che si rivela originale e complesso, capace di massacrare la mente di chi ascolta, ma che ha anche l’indiscutibile pregio di mandarla in viaggio premio!!!
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13/09/2005 -
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