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Il disco che non ti aspetti, che ti meraviglia e ti lascia sbalordito all’ascolto. Intendiamoci, la sorpresa in questo caso ha dei risvolti molto positivi, ma se avessimo sentito questo disco al buio, senza appigli e note di copertina, mai e poi mai avremmo pensato che si trattasse del terzo album dei Black Rebel Motorcycle Club, la giovane band di San Francisco del chitarrista e cantante Peter Heyes. Potevamo ipotizzare un nuovo disco dei Black Crows o dei Kings Of Leon oppure materiale inedito dei Love o dei Led Zeppelin, ma proprio niente ricorda su questo “Howl” l’elettricità cupa e devastante dei primi due album dei B.R.M.C.!!! Sembra come se le tredici canzoni contenute sul disco siano intenzionate, da un lato, a rendere omaggio alle radici musicali della band e, dall’altro, a dimostrare il livello di maturazione compositiva raggiunto. Forte la mescolanza di folk-blues e di musica soul, quasi a voler ribadire l’anima nera della band, mentre si rivela assolutamente convincente l’impostazione acustica data all’intero album. Si comincia con “Shuffle Your Feet”, una rock-ballad morbida e sognante, si prosegue con “Howl”, la “title track”, canzone ispirata ed avvolgente, mentre “Devil’s Waiting” e un pezzo country di ottima fattura. “Ain’t No Easy Way” è un blues elettrico, cadenzato e vibrante, “Fault Line” è una citazione folk di esemplare bellezza, “Promise” è una “piano-ballad” delicata che anticipa la deliziosa “Weight Of The World” , con quel “refrain” gradevolissimo e decisamente “pop”. “Restless Sinner” è un blues acustico di buona fattura, su un livello simile, altrettanto valido, si rivelano anche “Gospel Song” e “Complicated Situation”, mentre “Sympathetic Noose” è una ballata acida che però si inserisce a perfezione nel nuovo contesto musicale scelto dalla band. Chiude l’album “The Line”, una “slow ballad” sofferta e distante, dotata di squisita valenza ipnotica. Insomma un buon disco, ben suonato e affascinante ed il nuovo volto dei B.R.M.C. si manifesta interessante e credibile.
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