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Il miglior pezzo di hip-hop che ho sentito finora nel 2005 - giuro - si intitola "Bad Bad Man" ed è di John Cena, che come tutti sanno di professione non fa il rapper ma il wrestler professionista. Un fatto che ha del preoccupante, e che rende l'idea dell'acutissima crisi in cui è precipitato l'hip-hop, genere un tempo altamente innovativo che oggi versa in condizioni disperate, tanto che da diverse parti si sente parlare ormai esplicitamente di r'nb/hip-hop: l'ibrido più ripugnante che mente umana possa immaginare. In mezzo a tanta stagnazione, il rapper Common - ex-Common Sense - pubblica fortunatamente questo "Be" che pur non essendo proprio un grido di riscossa, perlomeno ha il pregio di farsi ascoltare dall'inizio alla fine dal purista dei "beats & rhymes" che è nel sottoscritto. Peraltro, Common è uno che non mi ha mai esaltato: fin dalla metà degli anni '90 - quando iniziò a far parlare di sé con il semi-hit "I Used To Love H.E.R." - è stato coccolato da una certa critica definibile "afrocentrica", ma i suoi dischi di midtempo hip-hop mi sono sempre apparsi complessivamente poco incisivi e privi di nerbo; inoltre dal punto di vista sonico non hanno mai contenuto idee nuove e/o trascendentali: la sua immaginazione Common l'ha sempre riversata solo e soltanto sulle liriche (spesso peraltro un po’ pedanti). Ma "Be" segna un'importante discontinuità rispetto alla produzione pregressa di Common: fondamentalmente perché, dopo il bagno del precedente mediocre "Circus", il rapper ha accantonato il suo storico produttore No I.D. per avvalersi di uno dei nomi più "caldi" del momento, il concittadino Kanyè West. E insieme - West con la sua indubbia genialità nella scelta di beats e samples, e Common professionista del microfono - i due danno vita a una sequenza di brani di ottimo livello, attraversati da sapori e sensazioni provenienti dal soul USA dei primi anni settanta, quello, per intenderci, in cui eccelleva il leggendario Curtis Mayfield - (non) casualmente, anch'egli figlio adorato della Windy City dell'Illinois. Magari non è proprio rivoluzionario, "Be", ma è un album di puro hip-hop, solido e sincero, e pieno di pezzi sapientemente assemblati, quali, in particolare, il ballabile "Go!", la soul-issima "Testify", la scatenata dedica a Chicago "Chi City" e "The Food", episodio registrato live che vede alternarsi al microfono Common e lo stesso Kanyè West con risultati eccelsi da "old school". Una nota di demerito va solo alla parte seconda di "It's Your World", che chiude il disco, in cui Common indugia - come in passato ha spesso fatto - in una noiosa predica su quella che per lui è la "retta via" per i giovani afroamericani. In definitiva si tratta di un gran bel disco, la cui riuscita è riconducibile però per il 20 per cento a Common e per il restante 80 a Kanyè West, produttore e rapper "extraordinaire", che qualcuno si è già spinto a considerare il "Dr. Drè del 2000". Tutta "hype", d'accordo, ma - in attesa di ascoltare il suo atteso secondo album "Late Registration" - bisogna riconoscere che Kanyè West finora le ha imbroccate tutte, e sempre a pieni voti.
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