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Dicono - chi li ha visti - che le esibizioni dei Kraftwerk delle annate 2004-2005 siano state strepitose; e alcune recensioni già apparse di questo resoconto sonoro live in doppio CD non fanno che elogiare il coraggio, il talento e la visionarietà del quartetto elettronico di Duesseldorf, e dicono - parola più parola meno il senso è questo - che "Minimum - Maximum" è "un essenziale compendio della trentennale carriera di un gruppo leggendario, contenente versioni dal vivo sublimemente aggiornate di alcuni dei maggiori capolavori della pop-music di ogni tempo". Dicono. Peccato che solitamente quelli che si sbrodolano in cotanta maniera spesso sono gli stessi che, al momento dell'uscita di "Radio-Activity" (1975) non se ne accosero neppure, vetero-convinti che il rock fosse solo chitarre, sudore e rock'n'roll (e magari le liriche boriose di Bruce) e che all'apparizione dei Kraftwerk in formato "Man-Machine" a un Festival di Sanremo di fine anni '70 li derisero manco fossero stati un act di cabaret alla David Zed (chi se lo ricorda?). Chiaro, quindi, che se ora riscuotono la tardiva approvazione di questi signori, i Kraftwerk sono alfine entrati nel cosiddetto "mainstream" rockettaro. Il che può non essere un bene, e in questo caso non lo è, perché conduce ad alcune distorsioni della realtà che ci pare il caso di chiarire. In primis: i Kraftwerk hanno pubblicato, tra il 1974 ("Autobahn") e il 1981 ("Computer World") cinque album senza se e senza ma essenziali, che hanno rivoluzionato la musica moderna, modificando lo stesso concetto in cui essa poteva essere concepita. Per farla breve: levi quei 5 long-playing e ti giochi anche il Bowie post-berlinese, tutta una fase gloriosa di techno-pop britannico (Gary Numan, Human League, Soft Cell, Cabaret Voltaire e giù elencando), l'hip-hop "electro" da "Planet Rock" in poi, la house di Chicago e la techno di Detroit, l'electro francese di Daft Punk e Air, tutta la musica "laptop" di oggi, dj's come Dj Shadow e lo stesso Moby…Etc. etc. Primo problema: dall'81 ad oggi i Kraftwerk sono vittime di una stasi creativa che li ha portati ad incidere solo i pallidi e non più rivoluzionari "Electric Cafè" (1986) e "Tour De France Soundtracks" (2003). Secondo problema: se negli anni '80 il quartetto tedesco era anni luce avanti a tutti (per dinamica dei suoni e per presentazione), nei primi anni '90 questo vantaggio si è progressivamente smussato per venire del tutto annullato negli ultimi anni del decennio, con il comparire di artisti quali (ad es.) Aphex Twin e quelli della scena parigina, abili nello spingersi ben oltre le intuizioni originarie dei Kraftwerk. In breve: negli ultimi anni gli allievi hanno decisamente superato e surclassato i loro riconosciuti maestri. Ed è esattamente questo, ciò che emerge con evidenza dall'ascolto di "Minimum - Maximum": che i Kraftwerk nel 2005 non rientrano più in quella che gli anglofili chiamano "cutting-edge" e che noi italici potremmo con meno puntualità tradurre con il termine "avanguardia". In questo doppio CD, i membri "storici" Ralf Hutter e Florian Schneider e i due "aggiunti" Fritz Hilpert e Henning Schmitz (come noto, Karl Bartos e Wolfgang Flur sono stati "epurati" all'inizio dei '90) ripropongono la scaletta degli ultimi live, comprendente tutto il loro seminale repertorio più diversi brani (troppi?) tratti dall'ultimo "Tour De France Soundtracks". Non convince, però, il fatto che rivisitino i vecchi brani - ad esempio "Autobahn", parecchio stravolta rispetto all'originale - con l'ausilio della strumentazione più moderna oggi disponibile, conferendo loro una patina di contemporaneità che tuttavia li appiattisce e li rende non troppo dissimili da tante altre produzioni "electronica" in commercio. E' come se i Kraftwerk violassero un certo mistero che avvolgeva le loro (semplici ma mai banali) composizioni, volendo mettersi in competizione con gli "electro-kids" odierni giocando peraltro in trasferta; così, su "Minimum- Maximum" ha luogo una sorta di cortocircuito spazio-temporale: Hutter Schneider e co. costretti a sgobbare nel Terzo Millennio, mentre il loro campo di gioco naturale, quello in cui hanno reinventato il pop - non ci piove - sono sempre stati solo e soltanto gli Anni Settanta. Insomma, se avessimo 16 anni e nessuna nozione della Storia, tra l'ultimo di Aphex Twin e questo live non crediamo proprio che sceglieremmo il secondo, apparentemente meno fantasioso e complesso. Vero è che tanti brani del repertorio dei Kraftwerk continuano a essere indicibilmente belli, anche sentiti in questo nuovo (sradicato) contesto: "The Model", "Home Computer", "Trans Europe Express", "The Robots"…. Vero è che "Minimum - Maximum" può fungere ottimamente come compatto e maneggevole "best of" in luogo del vecchio e ormai superato "The Mix" del 1991. Ma poi c'è anche la notizia - confermata - che Hutter e Schneider hanno finalmente rimasterizzato tutti i vecchi dischi dei Kraftwerk, che dovrebbero essere in commercio entro la fine dell'anno. E allora, il consiglio è di non perdere tempo con surrogati e mettere subito da parte un centinaio di euro per le ristampe di "Autobahn", "Radio-Activity", "Trans-Europe Express", "The Man-Machine" e "Computer World". Cinque capisaldi della Musica, con i loro suoni analogici e la loro futuristica naivetè e con quel certo indispensabile alone di mistero e preveggenza che è alla base del Mito che avvolge la band di Duesseldorf. "Loro" - quelli che incensano i Kraftwerk odierni - all'epoca, non ne avevano una grande opinione: una ragione in più per acquistarli…
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