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The Cribs
The New Fellas
2005
Wichita
di Fredo Cane
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Siamo alle solite: “nuova” rockettara band britannica che di novità, in verità, ce ne propone ben poche, in quanto titolare di un sound già sentito fin troppe volte in passato. La stella polare dei Cribs – provenienti da Wakefield e al secondo album, dopo l’eponimo esordio di un paio d’anni fa – è peraltro palese e assai recente: in buona parte dei brani di questo “The New Fellas”, infatti, si ha l’impressione di ascoltare gli Strokes se avessero emarginato il povero Julian Casablancas, sostituendolo con un clone dalla forte inflessione britannica. E’ il caso dei singoli “Hey Scenesters” e “Mirror Kissers”, bellini ma tanto newyorkesi e troppo riciclati, ma anche della title-track, che pare uno degli episodi meno memorabili del già così-così “Room On Fire”; su “I’m Alright Me” non c’è neanche da discuterne, è plagio puro: lo stesso modo di usare la ritmica, con quegli “stop & start” tipici degli Strokes, lo stesso filtraggio della voce che caratterizza il cantato di Casablancas. Si salvano dal modello newyorkese solo pochissimi episodi: “Martell”, ad esempio, a nostro parere miglior episodio di “The New Fellas”; anche qui però i Cribs trovano l’esigenza di rifarsi a un modello, che nel caso in questione è evidentemente quello dei Libertines (che a loro volta si rifacevano…lasciamo perdere…). Piacerà pure ai teens britannici, questa pletora di “nuove” bands che riciclano a tutto spiano, e i Cribs saranno pure sponsorizzati a gran forza dall’NME e da tutto l’ambiente pseudo-indie circostante. Il fatto è che andando avanti di questo passo, e avendo perso del tutto di vista il concetto che è fondamentale inventare, innovare, ed essere alla ricerca costante (magari fallendo) di soluzioni sonore mai tentate prima, la scena rock del Regno Unito si sta lentamente spegnendo, e nel giro di qualche anno morirà, perché noi “continentali” questa roba di sicuro non ce la facciamo più rifilare. Allora, al confronto – riciclo per riciclo - meglio ascoltarsi gli Afterhours e i Marlene Kuntz. Il che è tutto dire.
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08/08/2005 -
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