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Siamo di fronte ad una nuova tappa del percorso creativo di Neal Schon, ex chitarrista dei Journey, che - dopo aver portato a termine il progetto Planet Us insieme a Sammy Hagar e Michael Anthony dei Van Halen - procede sulla strada maestra di un Hard Rock melodico e si inventa un’altra formazione di tutto rispetto. Questa volta abbiamo a che fare con i Soul Sirkus, al cui interno troviamo il “vocalist” Jeff Scott Soto, il bassista Marco Mendoza - ex Whitesnake, ex Thin Lizzy - e il poderoso Virgil Donati alla batteria, tutti musicisti di grosso calibro, gente che non si arrende alle mode, che conosce bene l’arte del picchiare duro, ma che trova nell’approccio melodico e classicheggiante un ammorbidiente di sicura efficacia. Ricorrenti tracce di hard rock settantiano si intrecciano con le pesantezze dell’ heavy metal anni ottanta, tante le citazioni, tanti gli assoli di chitarra di un geniale Schon, tante le invocazioni sublimi di Jeff Scott Soto, un “vocalist” che non smette mai di sorprenderci e sempre puntuale la sezione ritmica che asseconda a dovere le fantasie metalliche di Schon. L’album è stato registrato a San Francisco, attinge a piene mani dal repertorio “heavy rock” del passato, è possente e graffiante ma sa anche farti sognare. Su “Higher Ground” il “riff” della chitarra elettrica di Neal Schon echeggia quelli di Jimmy Page dei Led Zeppelin, la sezione vocale è acuta e strabordante, gli assoli poi sono da mozzare il fiato. “ New Position” invece è caratterizzato da una chiave ritmica tambureggiante che lo rende un “hard rock” d’assalto che ricorda i primi Van Halen. “Another World” assomiglia molto sia per la cadenza elettrica che per l’ambientazione esotica l’insuperabile “Kashmir” dei tardi Zep, ma poi il “refrain” decisamente più melodico segna la differenza con il mito di riferimento. “ Soul Goes On” é una classica “slow ballad” metallica, con quelle chitarre che miagolano come gatti in amore e che trasformano in morbidi “pelouches” cattivoni dai cuori di pietra. “ Peephole” è un hard rock sostenuto e potente, dalla ritmica poderosa ed incalzante, “ Praise” è un nuovo elogio ai Led Zeppelin, mentre “ Periled Divided” è un’altra “slow ballad” romantica di quelle che mandano in brodo di giuggiole chi ascolta. “ My Sanctuary” é un rock and roll di ottima fattura, veloce ed incalzante come nella metà degli anni 50, potente e furente solo come una “hard rock band” di oggi è in grado di fare.“ My Love, My Friends” è dotata di un “intro” olimpica e devastante, strabordante e corale come nella tradizione del “pomp rock” statunitense di qualche anno fa. “ Coming Home” è una ballata intensa e sognante, solo forse un po’ troppo smielata nel “refrain” che è poi l’anima del brano. “Close The Door” infine è una “power ballad” di tutto rispetto in perfetta linea con la tradizione A.O.R. americana, non mancherà di essere trasmessa più volte dalle stazioni radio.
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