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Hard-Fi
Stars of CCTV
2005
Atlantic
di Claudio Biffi
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E’ uno dalle idee chiare Richard Archer, il leader e voce degli Hard-Fi quando dice “I wanna be successul, I don’t see the point in being just another fuckin’ indie band” e non vuole mettersi in competizione con con le next big thing del momento come The Killers o Razorlight ma far sentire la sua voce che è quella del sottoproletariato inglese alle prese con una crisi di prospettive come ai tempi della Lady di ferro M. Thatcher. Oggi paradossalmente è proprio il leader dei Labour,Tony Blair, ad essere il maggior accusato per la situazione di marginalità sociale in cui la maggior parte delle classi lavoratrici più povere inglesi vive, e nelle canzoni di “Stars of CCTV” questo disagio è ben presente. Sarebbe piaciuto al buon Joe Strummer questo ragazzo di Staines nel Middlesex cresciuto tra il grigiore del New Skint Millenium e la periferia dell’aereoporto di Heathrow deciso a dare una svolta alla propria vita dopo le delusioni per il fallimento della sua prima band, i Contempo e il dolore per la morte del padre. D’altronde vivere in una città dormitorio dove non ci sono negozi di dischi, un pub decente, e non ti piace vestirti per forza alla moda allora non c’è spazio per te e oltretutto raggiungere Londra dopo una cert’ora è una vera impresa, non ci sono treni, autobus e hai bisogno di una macchina e non tutti i giovani se la possono permettere. Questa sensazione di disagio è il motivo conduttore delle liriche nelle canzoni degli Hard-fi, che si definiscono una rock’n’roll band che non disdegna di inserire dub e reggae nelle proprie composizioni ma che non rinuncerebbe mai alla chitarra, perché chiunque può prendere una chitarra, imparare tre accordi e costruire una canzone. Sembra riduttivo ma le canzoni degli Hard-fi sono di una linearità esemplare ma vanno dirette all’obiettivo, il primo singolo “Cash Machine” è un concentrato di dub-hop ma nella forma più classica del glam rock, “Tight Up Too Tight” ricorda un po’ il punk-pop dei Gorillaz venato di hip-hop, “Middle Eastern Holiday” e “Feltham’Singing Out” parlano di amici lontani a causa della guerra in Iraq o chiusi in riformatorio mentre la dark-pop ballad “Move On Now”, con il cantato in falsetto di Archer, è melanconicamente ispirata e ricorda le armonie tipiche dei Tears for Fears e dei Doves. L’influenza dello ska è forte in pezzi come “Living For The Weekend” e “Better Do Better” che inevitabilmente li avvicina a gruppi come The Ordinary Boys e Dead 60s che stanno rinverdendo i fasti degli Specials, capostipiti del genere negli anni 80. “Stars of CCTV” è quindi più di un disco pop, è il libretto guida di una generazione disorientata, senza lavoro, quasi invisibile a tutto e tutti tranne che alla security (nei punti nevralgici delle città li controlla costantemente con le telecamere), da qui la copertina del disco, ma che si dimostra magicamente viva con la musica espressa con la forza prorompente della rabbia suburbana.
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19/07/2005 -
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