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Il lungo percorso della carriera solista di Robert Plant, indimenticato ed inimitabile “vocalist” dei Led Zeppelin, raggiunge ora, con la pubblicazione di “Mighty Rearranger”, il suo nuovo album, uno dei momenti più alti. E’ un po’ come se i vecchi Zep di “Physical Graffiti” avessero trovato un ideale punto di incontro con quel suo capolavoro recente che risponde al nome di “Dreamland”. La maturità compositiva di Robert Plant, a 56 anni compiuti, è tale che si può permettere di dare lezioni a tanti suoi colleghi che “flirtano” con le nuove tecnologie oppure fanno finta di essere ancora dei ribelli. Lui no, è fedele a se stesso, non segue le mode, non è prigioniero della sua leggenda, ma tira diritto verso il cielo con le sue ballate intense, infarcite di soul, di blues e di psichedelica. In sala di incisione ha voluto con sé gli Strange Sensation, una giovane band composta da ottimi elementi quali Skin Tyson e Justin Adams, alle chitarre elettriche, John Baggott, alle tastiere, Billy Fuller, al basso e Clive Deamer alla batteria. Insieme hanno dato vita ad un disco che mette insieme le basi dell’approccio hard rock dell’Occidente e le suggestioni arabeggianti del Nord Africa che tanta importanza hanno avuto per Robert Plant nell’ultimo periodo. Cominciamo pure da “Shine It All Around “, il primo singolo tratto dal nuovo disco, una ballata elettrica avvolgente che si caratterizza per le forti tinte zeppeliniane. “Tin Pan Valley” inizialmente strizza l’occhio all’elettronica ma poi - quando l’atmosfera diventa carica e fin troppo pregnante - si concede una fragorosa deriva elettrica. E’ un gran bel pezzo che ritrae in musica immagini di vallate desertiche e che affonda le sue radici in miti lontani. “Another Tribe” e “ The Enchanter” , con quelle chitarre elettriche appena strofinate, con quella ambientazione esotica, ti catturano in un vortice di vento e di sabbia e hanno una enorme valenza ipnotica. “ Freedom Fries “ e “Takamba“ sono dei brani hard rock di stampo settantiano, nervosi ed elettrici come si conviene, bluesati quanto basta. Su “Somebody Knocking “,“Brother Ray” (dedicata a Ray Charles) e “ Mighty Rearranger “, risorge dalle ceneri il sacro fuoco del vecchio “folk-blues” del Delta del Mississippi, si mescola alle sonorità del deserto africano e arriva poi fino a noi “riarrangiato” dall’inossidabile Plant con molta creatività e tanto rispetto. “Let The Four Winds Blow” é uno dei momenti migliori dell’intero album, é una ballata evocativa e di ampio respiro che parla di vento, di emozioni, di quella ineguagliabile sensazione di pochezza e di immensa solitudine che ti prende davanti alla forza degli elementi della Natura. “All The King’s Horses”, tratta dal repertorio tradizionale del folk inglese, e "Dancing In Heaven" sono due delicate ballate acustiche, incantevoli e preziose, come quelle che piacciono da sempre a Robert Plant, uno che non ha mai voluto smettere di sognare.
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