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Weezer
Maladroit
11/07/2002
Interscope
di Claudio Biffi
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Fare canzoni e farle sentire gratis ai propri fans non è certo il sistema economicamente più efficace per diventare ricchi, ma lo stato d’animo di Rivers Cuomo è in linea con le idee espresse nell’ultimo disco della band “Maladroit”. Dopo un album di debutto “Weezer” nel 1994 ai limiti del pop confortato da una buona resa commerciale, i quattro giovanotti americani hanno svoltato verso una facciata dark nel 1996 con “Pinkerton” che accolto freddamente dal pubblico e dalla critica ha in seguito maturato commenti entusiasti. Improvvisamente cinque anni più tardi Cuomo ha concepito un secondo “Weezer” conosciuto come “The green Album”, quasi una collezione anzi una raccolta ben strutturata musicalmente tanto da per dire al mondo: siamo vivi!, ma è a quel punto che il leader e motore mentale della band ha avuto un sussulto di orgoglio e dopo appena un anno ha autoprodotto “Maladroit”, 13 canzoni per un totale di 30 minuti di musica densa, arrabbiata e imprevedibile. Una svolta punk sull’onda del trend discografico del momento? (vedi B.R.M.C., White Stripes, Trail of Death, etc.). Questo è impossibile dirlo conoscendo la personalità di Cuomo e la capacità di fare tutto ed il contrario di tutto, però emerge chiara la voglia smisurata di uscire dagli schemi e di viaggiare liberi sulla scia della creatività. Chiunque si fosse messo a dare consigli su come procedere è stato messo da parte, persino il loro manager storico e la Intercope loro etichetta discografica solo dopo grossi litigi è riuscita a togliere i brani in MP3 scaricabili gratuitamente dal loro sito ufficiale. “Dope Nose” è forse il brano che più ricorda la famosa “Hash Pipe” mentre “Slob” è melanconica e “Burndt Jamb” quasi ironica ma con venature decisamente elettriche, “Slave” risuona piena di rabbia e per finire “Possibilities”, “Keep fishing” e “Love Explosion” proseguono la scelta musicale , ma in maniera più forte e aggressiva, iniziata con il “Green Album”. Forse “Maladroit” può deludere perché dura poco ma rimane un disco che mette assieme sensazioni forti come la gioia, le lacrime, la rabbia e il dolore. Un gradito ritorno quindi per una band che ha ritrovato la sua strada originale.
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11/07/2002 -
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