|
Su un recente numero del New Musical Express, Sebastien Grangier dei noiseniks canadesi Death From Above 1979 ha scritto una sorta di editoriale in cui critica aspramente – dando prova di discreto fegato considerando che giocava fuori casa - la scena rock britannica, giudicata insulsa, derivativa e troppo incline a genuflettersi di fronte alle icone del passato. Nel suo articolo Grangier non risparmia nessuno, randellando senza remore i Bloc Party, i Kaiser Chiefs e soprattutto i Libertines, colpevoli oltretutto di essersi fatti produrre dal canuto Mick Jones, uno che a suo parere dal remoto 1981 ha inciso solo fuffa. Noi, pur concordando in toto con il coraggioso Sebastien, gli consiglieremmo di farsi un quadro più completo e di tendere un orecchio a questo esordio degli Art Brut, “Bang Bang Rock And Roll”, disco che ha del portentoso e che ridà linfa vitale allo stagnante rock britannico semplicemente impiegando le armi di cui – storicamente – i gruppi UK si sono serviti fin dai tempi in cui Beatles, Kinks e Rolling Stones dominavano il mondo: un certo gusto da “vaudeville” e la capacità di saper scrivere testi zeppi di paradossi ed ironia. Non temete, però, di trovarvi di fronte ad una mosceria alla Belle & Sebastian: “BBR&R” è un’operina che, al contrario, roccka con vigore, in virtù di un sound che possiede molte similarità con quello dei primi Sex Pistols dei demo-tapes incisi dal tecnico del suono/roadie Dave Goodman (R.I.P.). Esordio coi fiocchi, quindi, per questo quartetto londinese proveniente dalla cosiddetta “scena di New Cross” guidato dal cantante/lyricist Eddie Argos. Eddie è il perno del gruppo, è un istrione e forse anche un piccolo genio “in nuce”. Il più delle volte non canta, ma lancia slogan post-moderni, post-rock, post-tutto. Come nel brano d’apertura, “Formed A Band”, dove gli Art Brut gridano al mondo che hanno – in perfetto stile punk alla Do It Yourself - messo su un gruppo, e che presto scriveranno una canzone universale quanto “Happy Birthday”. E’ solo una introduzione che dà il via al decollo di “BBR&R”, che avviene nella sostenuta “My Little Brother”, in cui Argos ripete una quarantina di volte che “My little Brother just discovered Rock & Roll”, e poi che “He’s only 22 and he’s out of control”. Garantito che questo insistito e apparentemente banale ritornello vi si pianterà in testa in men che non si dica. Nel singolo “Emily Kane” Argos assume una posa apparentemente sentimentale descrivendo una sua vecchia fiamma. Il paradosso, qui, risiede nel fatto che la storia risale a quando lui aveva 15 anni, quindi a “10 years, 9 months, 3 weeks, 4 days, 6 hours, 13 minutes, 5 seconds” fa. Altro pezzo pop pressochè perfetto. Non è da meno “Rusted Guns Of Milan”, inglesissima descrizione di una situazione in cui il protagonista maschile fa – come dire – “cilecca”: è spassosa, e fra l’altro è molto migliore in questa versione lenta e quasi sofferta che in quella esplosiva che circolava sul Web tratta da un’esibizione dal vivo. “Modern Art” è un tarantolato punk/rock alla “White Riot” dei Clash, seguita da “Good Weekend”, brano che vi farà ghignare dall’inizio alla fine, ove Eddie ha trovato una nuova ragazza per il fine settimana e racconta (declama) di come l’abbia già vista “nuda!! due volte!!”. La title-track è il pezzo più tradizionalmente “rock’n’roll” di tutta la raccolta, caratterizzato dal fatto che Argos ci confida che “non sopporta il sound / dei Velvet Underground”, intrigante affermazione che nessuno finora aveva mai avuto il coraggio di fare. Poi c’è “Fight”, vigorosa canzone corale da pub, e “Moving To L.A.”, già un classico con il suo chorus alla “call and response” e la rima baciata sul finale, con Eddie che vuole trasferirsi a Los Angeles a “bere Hennessey con Morrissey”, celebre espatriato nella California del Sud. Imperdibile “Bad Weekend”, assoluto apice del disco dal punto di vista sonico, con un incredibile riff di chitarra - probabilmente rubato, ma fa niente. E poi che liriche, anche, con Argos che in apertura asserisce “Haven’t read the NME in so long, don’t know what genre we belong”, ovvero di non sapere a che genere appartenga la sua band, essendo tanto tempo che non legge il New Musical Express. E anche noi che lo leggiamo da anni, in tutta onestà non sapremmo in che casella inserire gli Art Brut (punk-rock alla Alternative TV / Sex Pistols con influenze di The Streets e Captain Beefheart?) “BBR&R” finisce un po’ in sordina, con “Stand Down” e “18.000 Lira” (!?) due brani che dovevano appartenere ai primi tempi del gruppo e che paiono essere stati riciclati in mancanza di altro materiale “nuovo”. Tanto per ribadirlo ancora: album eccelso, che i vari – contemporanei – Libertines, Bloc Party, Futureheads e Kaiser Chiefs non vedono neanche col binocolo, perché gli Art Brut, a differenza dei succitati, non si sono limitati a riciclare frammenti del passato ma hanno creato un “concept” a 360 gradi che è l’unico che abbia senso proporre nel 2005 se si ha intenzione di dar vita a qualcosa di nuovo. Eruditi, freschi, effervescenti, brillanti, gli Art Brut sono già diventati la nostra band preferita; e “Bang Bang Rock And Roll” magari non sarà il disco dell’anno, ma dell’estate sicuramente sì.
|