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Messe da parte le esperienze con gli Smashing Pumpkins e gli Zwan, Billy Corgan torna con il suo primo album solista. “The Future Embrace” è un lavoro molto personale, dove l’artista chicagoiano dimostra di aver davvero chiuso con il passato, optando per un sound decisamente innovativo se accostato alle sue precedenti esperienze musicali. Scritto in un periodo lontano dallo spirito della più rosea era Pumpkins, TFE è l’autoanalisi di un Corgan rinnovato e maggiormente positivo; conseguenza di questo aspetto è l’assenza di intense emozioni per quasi tutta la durata dell’album, opera di un’artista che, in passato, è riuscito a ottenere le sonorità e i testi di maggior valore proprio da stati d’animo vicini a quello “spleen” ormai superato. Musicalmente quest’album ammicca in gran parte alle ritmiche degli 80’s, con una drum-machine “lanciata” a gran velocità in molti brani e le chitarre spesso sostituite dai sintetizzatori. Canzoni come “Mina Loy (M.O.H.)”, “The Cameraeye”, “DIA” e “Walking Shade”, probabilmente le migliori dell’album, uniscono a un’anima rock il sound dei Depeche Mode, degli Smiths, dei Jesus and the Mary Chain e dei vecchi Pumpkins. Crepuscolare ma “già sentita”, sia per suoni che per melodia, la ballata di “Now and Then” che, insieme all’affascinante brano conclusivo “Strayz”, compone la parte più tranquilla dell’album. Canzone particolare per cambi di tempo e d’atmosfera è “Sorrow (In Blue)”, in grado di creare un involucro emozionale proprio sulle variazioni d’intensità. Rimangono la curiosa cover “To Love Somebody” dei Bee-Gees con la collaborazione di Robert Smith, l’interlocutoria “A100” e i tre brani meno riusciti: “All Things Change”, “I’m ready” e “Pretty Pretty Star”. Analizzando “The Future Embrace” nel suo complesso, ciò che risalta maggiormente è l’onestà intellettuale di Corgan, un artista sempre alla ricerca di una propria evoluzione personale che, a differenza di molti altri, non lucra sui successi del passato. Da questo punto di vista, il sound dell’intero disco è decisamente spiazzante per i nostalgici dei Pumpkins. Sotto l’aspetto prettamente musicale, quest’album presenta lacune che non si possono ignorare; le canzoni si susseguono una dopo l’altra, in attesa di un colpo di genio, di un qualcosa di veramente innovativo e originale che, però, non arriva mai. In sintesi, la musica è nel complesso apprezzabile ma povera di spinta vitale, di calore e profondità, di vera ricerca d’innovazione. Il 21 Giugno, giorno in cui TFE è uscito negli USA, Corgan ha acquistato una pagina del più importante quotidiano di Chicago in cui, oltre a ringraziare la città e i fan, ha dichiarato: “… I have made plans to renew and revive The Smashing Pumpkins. I want my band back, and my songs, and my dreams…”. Non si può stabilire con certezza il significato di queste parole, ma forse Billy Corgan si è reso conto di appartenere ancora a quella band che ha creato, album dopo album, canzoni d’intensità inarrivabile… tornare indietro per guardare avanti? Vedremo quali risposte il futuro darà all’istrionico artista americano.
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