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Abbiamo avuto modo di apprezzarla dal vivo di recente, quando ha aperto i concerti italiani dei Kills e ha sollevato curiosità ed interesse. Emma Louise Niblett, questo il suo vero nome, è originaria di Nottingham, scrive e canta le sue canzoni praticamente da sempre e suona sia la chitarra che la batteria. Questo "Kidnapped By Neptune" è il suo terzo album, un disco che conferma tutte le aspettative dopo il successo internazionale di "I Am" del 2003. L’album è stato registrato a Chicago sotto la produzione geniale ed attenta di Steve Albini,un vero maestro, ad accompagnare Scout in studio Chris Saligoe alla chitarra e Jason Koukournis alla batteria. Influenzata musicalmente dal “soul” di Otis Redding e dalla musica delle Shirelles e di Daniel Johnston, l’approccio di Scout Niblett è in realtà molto moderno, le sue composizioni sono volutamente scarne e minimali, anche quando all’improvviso la chitarra elettrica entra in azione. Molti i punti di contatto con il “folk underground” di Cat Power, mentre la sensualità di certe sue interpretazioni, l’acidità corrosiva di altri suoi brani, nonché l’amicizia con Steve Albini, ci conducono direttamente al confronto con P.J. Harvey. “Hot To Death” e “Pom Poms”, dopo un “intro” acustica, esplodono all’insegna della pura energia del rock’n’roll, mentre “Kidnapped By Neptune”, la “title track” è un brano intrigante, oscuro e percussivo, con la voce di Scout che sconvolge ad ogni acuto. “Lullaby for Scout In 10 Years” ci regala un attacco di chitarra di una violenza inusitata dopo alcuni iniziali fraseggi acustici rarefatti,“Fuck Treasure Island” percuote i nostri sensi in maniera cupa ed ossessiva, un brano come “Relax” é in realtà un eufemismo, per quanto è inquieta, sospesa nel vuoto. “Good To Me” e “Handsome” sono altri due ottimi esempi di “guitar oriented music”, entrambe le composizioni si muovono lungo le linee di tendenza del “rock underground” di settantiana memoria. “This City” è una “slow ballad” davvero particolare, per piano e voce, visionaria ed inquietante, stesso discorso per “Wolfie” oltre modo sofferta, ma di valore assoluto. “Drink To Me” è esplosiva con chitarra e batteria percosse come si conviene,chiude il disco “Where Are You?” acida e disperata, scuola P.J. Harvey, ma forse anche Janis Joplin, perché no? Scout possiede lo stesso impatto, la stessa vocazione ad esplorare cosa si agita nelle nostre viscere, la stessa voglia di raccontarci le conseguenze delle sue scoperte. Album fortemente consigliato.
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