|
Terzo disco per gli OJM, da Treviso, band di buona fama e di attitudini tipicamente hard rock. Non cadete nell’errore di interpretare alla lettera il titolo dell’album, perché non si tratta di un lavoro “leggero”…Forse più illuminato, questo sì! Ma leggero, proprio no, e infatti le chitarre elettriche colpiscono duro anche questa volta, sebbene la band di Matt Bordin, chitarra e voce, Frank Puglie, chitarra e tastiere, Max Ear, batteria e David Martin, voce, abbia pensato di arricchire i suoni granitici già sentiti su “Extended Playing” e sul successivo bellissimo “ Heavy” con una buona dose di psichedelia, di incursioni nel blues e con un approccio ai brani che è tipico del “garage rock”. Però il sacro furore proprio di chi è da sempre esposto alle sonorità di Black Sabbath, MC5, Blue Cheer, Stooges e Ac/Dc è qualcosa che resta dentro, che si riversa poi in ogni tua composizione. Ecco allora che l’impatto con “Break It All”, un puro rock and roll che strizza l’occio a vecchie cose degli MC5 e a cose più recenti degli Hellacopters, è devastante, mentre su “My Enemy”, sempre aggressiva ma meno potente, si incominciano ad intravedere tracce del nuovo corso. “To Be A Woman” segna poi per davvero un momento di svolta: é quasi un brano punk, é sporco, é sguaiato, é selvaggio, ma é anche altamente godibile, grazie ad una velocità di esecuzione che lo rende esaltante! “A Spell On You” rivisita gli stilemi di certo “garage rock” di fine anni sessanta, é una ballata fortemente bluesata, in cui gli interventi dell’armonica si confondono alle note della chitarra. “ Strange Time” é un punk and roll scellerato e violento, che segue molto la tradizione australiana di band come Radio Birdman e New Christs che cercano di clonare gli Stooges,“ Talkin’ About Revolution” invece é un brano piacevolmente bluesato che assomiglia a certe ballate lente dei Rolling Stones. “ I’m Damn” ti fagocita al primo ascolto, è uno di quei brani che escono così, con una bellezza perversa che deriva loro da un “groove” interno assolutamente consistente, dal quale poi fuorescono “riffs” mozzafiato di chitarre. “ I’ve Got No Time To Waste” é urlata quanto basta e si tiene in linea con il resto dell’album, ma la sorpresa finale viene da “ Desert” un blues d’annata, ricco di atmosfere settantiane, un brano - fatte le debite proporzioni - in perfetto stile Doors di Jim Morrison, se vogliamo, un pezzo comunque molto valido che conferisce spessore ad un album ben suonato, fresco e al tempo stesso ricco di suggestioni passate.
|