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Offlaga Disco Pax è un trio di Reggio Emilia composto da basso/tastiere/campionatori, chitarra/basso e voce recitante. Un trio che esibisce un immaginario fatto di feste dell’Unità, Paesi Oltrecortina, lotte popolari per il comunismo nell’Emilia rossa. Massimo Volume più Cccp, mi direte voi. Sì. Ma anche no, vi dirò io. Anzi, ben più no che sì. Dalla band di Emidio Clementi li separa un fortissimo senso dell’ironia, presente fin dal titolo. E i Cccp? Beh, dove quelli raccontavano la fine di un’ideologia e il crollo delle illusioni di una vita in chi era stato militante nei 70, esprimendo una dimensione personale e collettiva insieme, gli Offlaga raccontano “solo” la perdita dell’innocenza e la sua nostalgia. La serietà e la disperazione, la sfilata di simboli del comunismo, in cui non si può credere, perché non è stato la parrocchia rossa emiliana, ma una feroce dittatura che “nell’anima di un popolo” ha lasciato vuoto assoluto e desiderio del luccichìo di “Felicità” di Albano e Romina (“Tatranky”), vengono raccontate con ironia. Ironia che li rende simili ad Aldo Nove: i reperti di parate e manifestazioni non hanno nulla di differente dalla disco trash di “Meteor man” di cui racconta lo scrittore lombardo. È ironia che nasce dal distacco con cui da grandi non si può non guardare ai miti dell’infanzia e di quella infelice terra di mezzo che si chiama adolescenza. Cresci, e ti accorgi che il mondo non è diviso in buoni e cattivi, che i buoni sono cattivi come quegli altri, e non sai chi è peggio, e capisci che il mondo è tutto un grande inganno nei nostri confronti. È questo che gli Offlaga vogliono esprimere quando dicono che “ci hanno preso tutto”, dopo essersi “accorti” che Skoda e Tatranky sono marchi assorbiti da multinazionali occidentali. È per questo che quando Max Collini scopre che la militante comunista di “Khmer rossa” non è vergine come lui dubita per la prima volta del socialismo: perché è il mondo a non essere vergine e puro. Quello che vi farà piacere gli Offlaga è il senso perduto della vostra infanzia, dello sguardo ingenuo sul mondo, che ci affanniamo a cercare tutta la vita in un orizzonte piatto come Siberia ghiacciata. È vedere voi stessi che cercate di salvarvi la vita dal mondo presente. Così Cavriago, dove “il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6%” (“Robespierre”) come un presepe rosso in “Piccola Pietroburgo”, dove le “novemila anime alle porte di Reggio Emilia” vivono in concordia come una famiglia felice. Ma Pietroburgo significa consapevolezza che il sogno infantile è crollato, la dolce sensazione di caldo, affetto, futuro ancora migliore, sorti magnifiche e progressive, è distrutta, spazzata via da un vento freddo che come le foglie le speranze butta giù. Non importa come la pensiate politicamente, perché comunque gli Offlaga parlano di voi e del rimpianto per l’innocenza perduta che ha portato Povia in cima alle classifiche. Solo che loro lo fanno in modo più forte e straziante. La musica, poi, certo, la musica. Post punk e new wave primi anni 80, tra sprazzi di cosmica lounge alla Valvola (“Kappler”) e singoloni discopunk che con un pelo di remix volerebbero in cima alle chart (“Robespierre” e “Enver”, impossibile stare fermi). Band rivelazione del 2005, senza dubbio. Qui per restare.
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