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Atteso da tutti come il disco rock dell’anno, dopo lo straordinario successo di “Elephant”, il nuovo album dei White Stripes delude le aspettative di quanti volevano canzoni esplosive ed effervescenti. Jack & Meg, il duo di “garage-rock” più famoso d’America, spiazzano tutti ancora una volta e ci regano un album dove gli interventi del pianoforte sono superiori a quelli della chitarra elettrica, e dove l’impostazione “country folk” supera di gran lunga il richiamo “rock-blues” dei dischi precedenti. Intendiamoci, il disco è di valore, però non vi esploderà nelle mani, necessita un ascolto ripetuto ed attento, quasi come se avesse più spessore compositivo come album invece che per le singole canzoni. Ma andiamo per ordine, si parte con “Blue Orchid ”, il nuovo singolo, le chitarre picchiano duro, ma c’è qualche accenno “rock-dance” di troppo. Nulla di grave, per carità, ma se vi aspettate un pezzo del calibro di “Seven Nation Army” beh, allora resterete delusi. “The Nurse” è imbottito di psichedelia: note di pianoforte e di xilofono appena accennate fanno da contrappunto a interventi di chitarra elettrica altisonanti, ma un po’ di maniera. Su “My Doorbell” Jack e Meg tornano a farsi riconoscere, il pezzo ha modulazioni diverse, ma é ricco di ritmo e di sorprese, da qualche parte poi sul finale echeggia il “refrain” di “Vicious” di Lou Reed. Ecco che arriva il momento di “Forever For Her”, una “slow ballad” di alta caratura, forse fra le migliori mai scritte da Jack White, un brano acustico che segue il solco del “country-folk” tradizionale con tracce di psichedelia sparse qua e là, ma è talmente bello che merita un ascolto ripetuto. “Little Ghost” è una classica “country-song” divertente e leggera , con radici che affondano nella tradizione, riletta in chiave moderna. “The Denial Twist” è una canzone molto “sixties”, scandita dalle note di un pianoforte dominante, che ti entra nel cervello, mentre la voce di Jack è quanto mai schizzata e strabordante. “White Moon” è una canzone lenta e sofferta, per pianoforte e voce, un brano molto contemplativo, in grado di evocare emozioni nascoste. “Instinct Blues” vuol dire un ritorno alle radici incontaminate del blues delle origini, Jack e Meg sono bravi nel conferire disperazione, elettricità e una buona dose di cattiveria al brano, qui i White Stripes sembrano un po’ i primi Led Zeppelin, ma questa non è certo una novità, e poi il modello di ispirazione è garantito! “ Passive Manipulation” è un breve intermezzo pianistico, con Meg alla voce che si diletta in un brano gustoso di sapore sessantiano. “Take,Take,Take” è un rock and roll davvero ben dosato, per soli chitarra acustica e piano, ma possiede un “groove” interno di notevole spessore, è un pezzo decisamente “lo-fi”, che si apprezza proprio per questo approccio basico ed essenziale. “As Ugly As I Seem” è una ballata acustica deliziosa, un altro episodio “country folk” che fa pensare. Non è che Jack White credeva di essere ancora alle prese con la produzione del nuovo disco di Loretta Lynn, la ben nota “folk singer” statunitense? Comunque il pezzo è gradevole, più lineare rispetto a “Red Rain”, un blues elettrico minimale che inizialmente ti ipnotizza, poi la chitarra comincia a fare fuoco senza alcuna pietà con delle sferzate degne di Jimmy Page. “I’m Lonely” è una “slow ballad” per piano solo, un inno alla solitudine, un brano melodico e intenso, di chiara ispirazione “sixties”. Leggiamo che tutti i brani sono stati scritti e arrangiati durante la registrazione del disco, che non c’era niente di pronto in sala di incisione. Se questo può essere un riconoscimento della spontaneità e freschezza compositiva di Jack & Meg, forse è anche il limite di questo quinto album dei White Stripes, che sembra composto di tanti spunti interessanti, ma di poche canzoni “finite”.
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