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Intorno alla seconda metà degli anni ’90, più o meno dopo che Kurt Cobain si sparò una cannonata in bocca, con il grunge e il nu-metal propostici senza pietà e senza remore su tutte le “airwaves”, sentimmo il bisogno di una boccata di aria fresca, di un qualcosa che ci desse requia da quel sempre meno sopportabile frastuono di chitarre dilaganti e traforanti. E questo qualcosa lo trovammo nei Ben Folds Five, il combo della North Carolina che con un’atipica – per i tempi – formazione piano/basso/batteria ci regalò due gioiosi (finalmente!) album di pop pianistico come “Whatever And Ever Amen” (1997) e “The Unauthorized Biography Of Reinhold Messner” (1999), che seguitiamo ancor oggi a ritenere imprescindibili. Scriveva grandi canzoni, Ben Folds, pianista e leader della band; e, soprattutto, dava l’impressione di non crederci/si troppo, iniettando nelle sue canzoni in stile Elton John “alternative” una necessaria dose di sanissima ironia. Per questi motivi e per tanti altri, dovendo scegliere tra Folds e i convintissimi (del loro ruolo di salvatori dell’universo) Pearl Jam, per noi non c’è mai stata gara. Poi, come noto, con l’avvento del nuovo millennio, il pianista ha scaricato la sua sezione ritmica (Robert Sledge e Darren Jessee) e si è messo in proprio. Ha inciso due dischi, il così-così “Rockin’ The Suburbs” del 2001, e un notevole album dal vivo (“Ben Folds Live”, 2003) in cui da solo al pianoforte ha riproposto i classici dei Ben Folds Five con la chicca della cover di “Tiny Dancer” del suo idolo e ispiratore Elton John. E oggi, a valle di un paio di EP di carattere “sperimentale” (only for fans), ci perviene finalmente questo terzo episodio solista di Ben Folds. “Songs For Silverman” è già stato definito – e, crediamo, a ragione – il suo ”album della maturità”. Appartengono ormai al passato, infatti, le anfetaminiche divagazioni pianistiche quasi punk che avevano reso celebre la sua precedente band; oggi Ben Folds appare più melanconico e riflessivo, e arriva perfino ad incidere una filastrocca per la sua bimba (“Gracie”), né più né meno come l’Eminem di “Mockingbird”, ma senza lo schizofrenico cinismo di Marshall Mathers. Se è “solo” di maturità che si tratta, comunque, niente di male, perché per tutta la prima metà del disco, essa si traduce in alcuni dei migliori brani che Folds abbia mai composto: l’iniziale, spietata “Bastard”, una tirata contro quanti vogliono fare intendere di sapere tutto mentre “they don’t know shit”; la panoramica “Jesusland”, un’atmosferica rassegna di luoghi e volti della cosiddetta Bible Belt degli Stati Uniti; “Landed”, una perfetta pop-song con un’impeccabile lirica su una faticosa separazione (e vi sfidiamo a trovare un testo migliore di questo nel panorama attuale); “Trusted”, un altro eccellente episodio di pop pianistico di questo Ben Folds ormai adulto, sposato e magari anche con il mutuo a carico. E – OK – aggiungiamo anche la filastrocca “Gracie”, che è alquanto graziosa, benchè non indimenticabile. Tutto questo per mezzo CD assolutamente superlativo, e che possiamo tranquillamente accostare a “Whatever And Ever Amen” senza autoaccusarci di eresia. Fa strano, pertanto, che nella restante metà ci sia un vero e proprio crollo di ispirazione da parte di Folds, che trova il suo nadir compositivo in una canzone intitolata “Sentimental Guy”, che pare fare il verso – malamente - al Paul McCartney di “Let It Be”; tritissima è poi “Late”, l’elegiaca ballata dedicata allo scomparso Elliott Smith, che rimanda fin troppo, a livello di liriche, a “Candle In The Wind” (e che non sia un bene è evidente). “Songs For Silverman”, poi, si conclude su “Time” e “Prison Food”, due pezzi così anonimi ma così anonimi che da Ben Folds proprio non ce lo saremmo mai aspettato. Bizzarro finale, perché per una buona ventina di minuti il pianista preferito dagli universitari americani ci aveva dato l’illusione di stare ascoltando il “Don’t Shoot The Piano Player” (o il “The Stranger”) dell’epoca (post)moderna. E tuttavia, sapendo che è nelle sue corde e nelle sue potenzialità, confidiamo che un tale exploit avverrà ben presto, magari solo al prossimo giro.
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