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AA. VV.
1 Giant Leap
21/06/2002
Palm Pictures / Nun
di Claudio Biffi
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Non è il solito prodotto discografico destinato a mettere assieme un po’ di nomi famosi per la scalata delle classifiche ma un operazione che va al di là del singolo Cd musicale. Il progetto parte dal registrare su digitale, voci, suoni e testimonianze senza una traccia di lavoro definita per poi riassembrarle unendo i vari tasselli di un mosaico itinerante dove si fondono le diverse culture e le multietnie ed in cui emergono le contraddizioni in cui viviamo attraverso le testimonianze che ci parlano di argomenti come la fede, il sesso, la felicità, la ricchezza, etc.. Dopo una peregrinazione durata 6 mesi vari luoghi del pianeta, Jamie Catto (leader dei Faithless) ed il produttore Duncan Bridgeman hanno deciso di incidere 12 brani frutto delle diverse esperienze incontrate che diventeranno la base di audiovisivo in DVD dove Jamie sarà il film maker e l’art director mentre Duncan si occuperà della strumentazione e degli arrangiamenti. Molto “Real World”, questo 1 Giant Leap è un vero e proprio viaggio tra le diverse culture del pianeta con il contributo di molteplici testimonianze musicali e non che lo rendono un vero inno alla globalizzazione dei popoli. Michael Stipe, Brian Eno, Speech degli Arrested Development, Michael Franti, Stewart Copeland sono alcuni tra i testimoni vocali più conosciuti che appaiono su questo Cd in cui la tecnologia compie veri e propri miracoli secondo la logica del “comunico da dove mi trovo” come una capsula temporale che si sposta velocissima da un posto all’altro e dove le distanze tra i continenti spariscono. Uno dei 12 singoli più “visti” è “My Culture” dove le voci africane sono accompagnate dal rap di Maxi Jazz e il controcanto è affidato all’ex Take That Robbie Williams. Michael Stipe e Asha Bhosle duettano da posti diversi in “The Way You Dream” come se stessero cantando dallo stesso microfono, in “passion” Michael Franti declama un poema accompagnato da percussionisti del Ghana e da un orchestra di xilofoni ugandese. Nonostante la diversità nell’approccio ai brani non c’è mai l’impressione di forzature anzi il tutto riesce a rimanere naturale, soprattutto grazie alla tecnologia del Laptop che aiuta i due autori i quali ammettono che questo esperimento si sarebbe potuto compiere già vent’anni fa se gente come Brian Eno e David Byrne che erano considerati dei visionari fossero stati in possesso degli odierni mezzi digitali. Un omaggio a loro è il brano “Bushes” dove compare la voce dell’eroe nazionale senegalese, il musicista Baaba Mal che canta anche in “Dunya Salam” dedicata al tema dell’ispirazione accompagnato dal violino elettrico dell’indiano Shrinvas. In “Daphne” il flauto di Romu Mujumdar si fonde con le percussioni velate del sudafricano Pops Mohamed e la chitarra indiana di Sanjay Kumur Verma. Forse il brano più vario in queste miscele multimusicali è “Ta Moko” con il duduk suonato dal francese Levon Minassien già all’opera in Passion di Peter Gabriel e dalla voce della neozelandese maori Whiri Macko Black, abbelliti dalle percussioni darbooka e dal violino elettrico. Per chi ama viaggiare con la fantasia e solitamente non ascolta “World Music” in questo 1 Giant Leap le emozioni non mancano.
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21/06/2002 -
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