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Koop
Waltz for Koop
2001
Jazzanova Compost Records / Family Affair
di Claudio Biffi
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Koop vuole dire cooperazione e nasce dall’incontro di due persone appassionate di musica, una più orientata verso l’hip hop e l’elettronica, l’altra con una formazione più jazz classica. Questa miscela di vecchi e nuovi suoni proposta con l’uso di strumenti classici ed altri modernissimi come il sequencer non è mai banale ma rivela una buona vena compositiva da parte del duo svedese alla ricerca di atmosfere calde e intime che parlino di visioni e di luoghi caldi e solari (sarà per il freddo delle loro terre nordiche). Lo sapevate che la Svezia è una delle nazioni in cui il Jazz ha il suo massimo rifugio e viene apprezzato a livello di vera e propria forma culturale? E’ proprio da questo rifugio che viene il duo dei Koop, Magnus Zinomark e Oscar Simonsson, che al loro secondo lavoro (il primo è del 1997 e si intitola Song of Koop) hanno catalizzato l’attenzione della Jazzanova Record molto attenta ai fenomeni di contaminazione musicale che stanno nascendo negli ultimi anni. Usciti allo scoperto con il singolo “Summer Sun” dove spicca la voce della 15enne Yukimi Nagano, i Koop riescono a rivisitare in chiave moderna ed in particolarmodo elettronica il jazz classico soprattutto be bob, utilizzando il basso come base ritmica e le percussioni per creare il giusto mix con le voci maschili e femminili che danno diverse interpretazioni ai brani di “Waltz for Koop”. E’ sicuramente uno dei dischi migliori in circolazione nel panorama delle “contaminazioni” assieme all’ultimo dei St. Germain anche se decisamente più orientato all’elettronica ed al funky. Nel brano “ In a Heartbeat” spicca la voce del cantante folk soul Terry Callier, che ha collaborato con Beth Orton e i 4 Hero al punto da ricevere l’approvazione del Dj e loro talent scout Gilles Peterson padre ispiratore di tutto il movimento Jazzanova. Un applauso quindi a questo duo di sperimentatori che sono riusciti a reinterpretare il jazz attraverso molteplici chiavi di lettura ma senza snaturarlo, anzi ne esaltano la melodia e ci fanno rituffare nelle atmosfere spensierate degli anni ’60 targati Bacharach.
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17/06/2002 -
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