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La colpa è tutta nostra. Ovvero di gente come noi, che come cani famelici vaghiamo da negozio di dischi a negozio di dischi alla ricerca di quanto possa placare la nostra insaziabile fame per quelle che sono definibili come “sonorità nuove e/o originali”. Siamo noi che nel corso degli anni ci siamo profusi in elogi spesso eccessivi per movimenti dallo "shelf-time" alquanto breve quali lo space-age bachelor-pad pop, l'electroclash, e perfino quello che qualche malato d’oltreoceano ha definito math-rock (ma perchè!?). E’ dovuto al semplice fatto che noi esistiamo, se oggi l’etichetta “indie” Light In The Attic ci ristampa e ci rifila la colonna sonora del film “Gola Profonda” – grande classico “cult” barra “trash” dei primi anni settanta – spacciandoci la musica ivi contenuta come un esempio di vero, unico, primigenio, originale, “porno-funk”. Intendiamoci: siamo ben consci che il genere di cui sopra fu inventato dai Sigg. Isaac Hayes e Barry White, e che la ragione principale per cui tale definizione si attaglia a “questa” colonna sonora sono le scene che le musiche commentavano, indubbiamente porno, nonché quella certa componente di “funk” che compare qua e là. Una qualche forzatura c'è, insomma. Va peraltro evidenziato che il CD in questione raccoglie non una bensì “due” colonne sonore: quella dell’originale “Deep Throat” del 1972 con Linda Lovelace nei panni della protagonista, e quella del sequel datato 1974. Il soundtrack dell’originale - fortunatamente inserito in coda al disco - vale ben poco: si tratta di un pot-pourri di sonorità sixties con assolo di chitarra e organetto ed effetti da colonna sonora da due lire - vedi cinema italiano pecoreccio anni ’70 – del quale sconsigliamo vivamente l’ascolto. Peraltro possiede una indecente qualità sonora da bootleg e non si sa neanche chi ne siano gli autori, dato che le note di copertina informano che “nei primi anni settanta il governo federale sequestrò tutti i rulli del film, master compresi”. Altamente godibili sono invece gli otto brani di “Deep Throat II”, funky, sexy ed anni settanta fino al midollo. Bellissimo lo strumentale “Latino”, mix di salsa e funk già implicito dal titolo, e pregevole la title-track “Deep Throat”, che ricorda la “Goldfinger” di John Barry-iana memoria, impreziosita dalla voce di una certa Laura Greene, che si ripete poi nella mo-oo-olto sensuale “La La La”. Notevoli anche i due brani cantati dal vocalist maschio T.J. Stone; chissà quale sarà stato poi il suo vero nome, visto che tutto ciò che riguarda “Deep Throat” è avvolto nel mistero. E sono niente male anche i due residui strumentali “Run Linda Run” e “Sexy”, per descrivere il quale basta e avanza il titolo. Bellissimo (mezzo) disco, quindi: lo sfoggeremo con gli amici, lo indicheremo come il “cult” che non ci si deve assolutamente far mancare (“Ma come, non conosci la colonna sonora di “Gola Profonda!!???”). Magari proveremo pure a (ri)lanciare il basilare, “imprescindibile”, filone del “porno-funk”. Magari, invece, non faremo neanche in tempo, travolti da un ulteriore, nuovissimo “trend” che ci vedrà attivi come al solito nel fare proseliti. E sì: probabile che finisca - come al solito -così.
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