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I Keane sono stati probabilmente il gruppo rivelazione del 2004, con quel disco pieno di melodia e intuizione che è “Hopes And Fears” e con quell’assetto atipico che vede in formazione un batterista, un cantante e un pianista (che nel disco suona anche i sintetizzatori e il basso, lasciato opportunamente ad un turnista durante i live). Il segreto di questo successo è tutto da trovarsi in costruzioni armoniche tipicamente inglesi confezionate con un sound esclusivamente pianistico ma niente affatto scarno o monotono (arricchito com’è anche da sintetizzatori e loop), mentre la nota di valore aggiunto è data dalla bellissima voce del cantante Tom Chaplin, capace di raggiungere vette elevate con la sua voce dolce e tuttavia sofferta; in attesa del secondo disco esce in questi giorni un mini album di sei canzoni registrate in sessioni live in varie parti del mondo durante il 2004. Il risultato è un prodotto appetitoso per la nutrita schiera di fans del gruppo, poiché il disco, oltre a contenere alcuni dei loro più grossi successi, presenta anche una traccia che è inclusa solo nel singolo “This Is The Last Time”, ovvero “Allemande”. Questo disco è l’occasione per testare le effettive capacità dei Keane al di fuori della sala di registrazione, dove si sa, si può raggiungere (si deve anzi raggiungere) la perfezione stilistica nelle composizioni; i Keane superano brillantemente la prova, Tom Chaplin si rivela un cantante di grossa caratura anche nella veste live, così come le composizioni mantengono il loro suono e le loro dinamiche anche con l’aggiunta di un bassista turnista e di una dimensione “on the road” che inevitabilmente avrebbe potuto cambiare le carte in tavola. “Somewhere Only We Know”apre il disco e subito viene fugato ogni dubbio: voce in evidenza, piano che lavora ritmicamente dando il tempo e batteria che dimostra di avere un suono più rock in veste live; il brano è stato registrato a Londra assieme a “Bedshaped” che chiude il disco, mentre le altre sono registrazioni di Toronto, Amsterdam, Berlino e addirittura Reykjavik. Oltre a questi due pezzi citati sono proposti in versione album (cioè con gli arrangiamenti di batteria, basso e sintetizzatori) anche “We Might As Well Be Strangers” e “Everybody’s Changing”, mentre “Allemande” e “This Is The Last Time” sono rivisitate in chiave acustica solo con il piano di Rice-Oxley, ma poco cambia perché il canto è appassionato e lo strumento vibra di intensità, dando vita a dei piccoli eventi da ascoltare con il cuore. Niente viene aggiunto rispetto alle versioni in studio, tutto è fedele e riproposto con la giusta misura che aveva caratterizzato il debutto, il che potrebbe anche essere un punto a sfavore ma dipende dai punti di vista. Francamente questo “Live Recordings 2004” è un ottimo passatempo per ingannare l’attesa del prossimo disco dei Keane, ma non è un disco da acquistare necessariamente; un fan deve averlo, gli altri possono fermarsi al disco in studio. Una cosa da notare: il disco, che è un mini album ricordiamolo, è in vendita a un prezzo medio, lo stesso che tempo fa aveva l’intero disco di debutto “Hopes And Fears”: che abbiano deciso i Keane di diventare i nuovi Coldplay anche nelle strategie di marketing e di prezzo?
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