|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Pogues
Rum Sodomy & The Lash (remastered 2005)
1985
Stiff Records
di Luca D’Ambrosio
|
|
Una citazione di Winston Churchill, "Rum Sodomy And The Lash", e l’immagine di una zattera malridotta carica di sventurati in costume adamitico (goliardica e personale rivisitazione della “Zattera della Medusa” di Gericault) per il capolavoro folk/rock della ciurma più chiassosa e commovente degli anni ’80: i Pogues. E come succede sempre in questi casi, si potrebbero sperperare fiumi di aggettivi per tratteggiare lo splendore di questo disco, ma nessuno mai riuscirebbe a rendergli davvero giustizia. Sì, perché non è facile scrivere l’ennesima recensione di una pietra miliare, provando a spiegare con quanta semplicità e ardore questi sette irlandesi (otto, se consideriamo Elvis Costello in cabina di regia) abbiano suggellato un’epoca - quella della cosiddetta new-wave o, se preferite, post-punk - attraverso canzoni diametralmente opposte come The Sick Bed Of Cùchulainn, Dirty Old Town e Jesse James. Quelle contenute in Rum, Sodomy & The Lash sono tracce dalle fogge popolari e dalle animosità punk, frammenti cedevoli ma zigzagati (A Pair Of Brown Eyes), affabili ma all’occorrenza taglienti (The Gentleman Soldier e la strumentale Wild Cats Of Kilkenny), capaci di rivelare il calore e la vivacità di una band che raccoglie parte della propria saggezza nel country e nel rockabilly. Una galleria d’immagini per dar voce ai poveri e agli oppressi: dai disoccupati ai pescatori di balene, dai vagabondi ai carcerati; un album che giunge dopo appena un anno dall’esordio, Red Roses For Me del 1984, ma che sa scavare nell’intimo, consacrando il genio narrativo di Shane McGowan: poeta del wiskey e cantore delle verdi colline. Fiero e impavido come un “qualsiasi” Joe Strummer e con una voce sgraziata e fuori dalle righe, Shane palesa lo spirito del condottiero senza spada, intrepido e allegro sognatore che celebra meraviglie senza tempo (The Old Main Drag) e fugaci utopie (And The Band Played Waltzing Matilda) tra cori, flauti, violini, fisarmoniche e incantevoli arrangiamenti d’estrazione tradizionale. Strepitoso e toccante come una sbornia tra vecchi amici!
|
|
19/04/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|