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Wovenhand
Consider the Birds
2004
Glitterhouse Records
di Hamilton Santià
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David Eugene Edwards è un hobo sulle strade d’America, che vive di riflessi e suggestioni e le butta in musica di straziante lirismo. Underground per definizione, perdente per attitudine, poetico per il rotto della cuffia; si tratta di un’artista dalla sensibilità sbalorditiva che, dopo aver dato i natali ad uno dei gruppi più influenti e bellissimi degli anni ’90 statunitensi – i Sixteen Horsepower – si lancia nell’avventura Wovenhand. Questo “Consider the birds” è il terzo disco con questa sigla ed è un lavoro di una forza evocativa disarmante, che trova il suo compimento in un alternarsi di atmosfere acustiche a suggestioni elettriche un po’ alla Red House Painters e Thin White Rope, che richiamano al tempo stesso il versante più psichedelico e quello più “maledetto” della musica americana propriamente detta. La potenza dolente dei dieci lenti di “Consider the birds” hanno il suono di un funerale di cow-boy, di una pioggia battente che spegne un falò in mezzo al deserto come la voce dolorosa e sofferta nella tradizione loser che, da Tom Waits a Steve Wynn – per non dimenticare Stan Ridgway o il Dylan di “Oh mercy” – non facciamo fatica ad amare. Forse è un giudizio un po’ parziale, ma davanti ad una musica del genere e queste struggenti atmosfere non si può far altro che cadere senza remore per innamorarsene.
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15/04/2005 -
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