|
BENVENUTO SU EXTRA! MUSIC MAGAZINE - La prima rivista musicale on line, articoli, recensioni, programmazione, musicale, eventi, rock, jazz, musica live
|
|
|
|
|
|
Low
The Great Destroyer
2005
Subpop
di Luca D’Ambrosio
|
|
Dopo “Things We Lost In The Fire” (2001) e “Trust” (2002) – opere di spirituale bellezza in grado di comprimere l’essenzialità dello slow-core e il torpore della psichedelia all’interno di strutture armoniche dai rimandi pop -, i Low aggiungono un altro straordinario tassello alla loro encomiabile evoluzione musicale. Un album – come dire? – “diverso” dai lavori precedenti (a causa delle sue nervature essenzialmente Rock e discretamente Noise), tuttavia profondo e deflagrante, flemmatico e immateriale come sempre. Un disco che procede instancabilmente lungo i solchi acustici della forma-canzone (la pregevole “When I Go Deaf” e l’eccelsa “Death of a Salesman”), ma capace di esplorare altre dimensioni sonore, dove le ritmiche s’infervorano e le chitarre s’inaspriscono (“Monkey”, “Everybody’s Song…”). “The Great Destroyer”, settimo full-lenght del trio di Duluth (prodotto dal Mercury Rev David Fridmann), è una sorta di sintesi artistica che fonde (o distrugge?) la mitezza dei Beatles, il disagio dei Velvet Underground e l’impeto dei Sonic Youth. Grazie al talento di Alan Sparhawk (voce e chitarra), Mimi Parker (voce e percussioni) e Zak Sally (basso), ecco a voi un’altra meraviglia senza tempo con la quale, molto probabilmente, faremo i conti alla fine dell’anno. (lucadambrosio@libero.it)
|
|
05/04/2005 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|
|
|
|
|
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|